A GIAZZA IL TRISTE PARADIGMA DI UNA POLITICA IMMIGRATORIA ASSENTE

La vicenda dei cosiddetti profughi ospitati in un albergo di Giazza, frazione di Selva di Progno (provincia di Verona), è paradigmatica della modalità fallimentare con cui lo Stato (non) affronta il problema immigratorio, affidandosi all’estemporaneità, all’improvvisazione, ai “trucchetti” e al grado di buon cuore degli italiani, indottrinati secondo i canoni culturali di una propaganda martellante impartita a suon di lacrime, di pappa del cuore della “retorica del migrante” e di accettazione acritica dell’immigrazione.

– Ventuno immigrati, diventati 16 perché cinque sono subito ripartiti per un’altra destinazione nordeuropea, e altri sette in arrivo. I sedici rimasti sono del Bangladesh, cinque ripartiti invece siriani, dei sette in arrivo non è nota ancora l’origine…

– Il tempo di permanenza di questi ospiti forzati pare incerto…

– Un contingente apparentemente insignificante, ma percentualmente altissimo se rapportato al basso numero di residenti del piccolo Comune cimbro della Lessinia…

– Il sindaco, che per il suo ruolo è il responsabile della sicurezza del Comune, viene a conoscenza del loro arrivo da indiscrezioni da bar, solo successivamente arriva la comunicazione prefettizia via telefono…

– Nonostante la provenienza degli immigrati, questi vengono mandati in una località montana, dove tra poco farà parecchio freddo, con abbigliamento inadeguato, tanto ci penserà la solidarietà dei residenti a rimediare…

– La meta montana è stata probabilmente individuata grazie alla disponibilità di un albergatore locale, che valutando la scarsa frequentazione della struttura in questo periodo della stagione ha ritenuto opportuno offrire la propria ospitalità.

E qui si rendono necessarie alcune considerazioni.

Se a prevalere nella mente dell’albergatore siano state ragioni di carattere economico per introitare somme di denaro in un periodo morto, oppure una sincera volontà solidale, conta davvero poco. Quello che conta, e che qui è inaccettabile, è che quegli immigrati siano ospiti in un albergo a spese del governo, quindi a spese di tutti i contribuenti, che probabilmente si aspettano che le tasse che pagano servano a garantire quei servizi che purtroppo sono sempre più scadenti in qualità o addirittura assenti.

La “furba” giustificazione che in questi giorni adducono alcuni prefetti, secondo i quali la scelta di ricorrere alla disponibilità delle strutture alberghiere sarebbe un’opportunità per ridare ossigeno ad un settore gravato, oltre che dalla crisi, anche da una stagione non esaltante, è vergognosa! Quello è “ossigeno” che viene comunque sempre dalle nostre tasche, che un governo inetto dirotta da altre destinazioni per riservarlo all’accoglienza. È un insulto alle famiglie, ai lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, ai precari, ai pensionati, ai disoccupati, a tutti coloro che il vitto e l’alloggio se lo guadagnano (quando ci riescono…) a costo di sempre più grandi sacrifici!

Secondo il quarto rapporto “Gli immigrati nel mercato del lavoro in Italia” (http://www.integrazionemigranti.gov.it/Attualita/News/Documents/IV_RAPPORTO_MDL_ITA_ENG_ALTRELINGUE/IV_Rapporto_annuale_MdL_immigrati_2014.pdf), promosso e curato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, gli stranieri occupati sono 2.355.923; «a fronte della diminuzione del numero di occupati italiani di 500 mila unità nell’arco di appena dodici mesi, aumenta il numero di occupati stranieri di entrambe le componenti UE ed Extra UE per complessivi +21.875 lavoratori». Andatelo a dire al signor Pinco Pallo che gli immigrati “non ti rubano il lavoro”!

Nella incosciente miopia di oggi ci sono i semi delle sciagure di domani. Ogni difesa del fenomeno migratorio affranca dalle imperdonabili colpe i veri responsabili dei fattori (povertà, carestie, guerre, modelli economici) che provocano lo spostamento di uomini e di incertezze (prevalentemente economiche), che alimentano chimere ed aspettative eterogenee assai difficilmente governabili.

L’immigrazione è un problema che va combattuto e non favorito.

E non venite a dirci che siamo degli “insensibili”, degli “egoisti”, dei “razzisti” o altre amenità che servono solo a depistare il dibattito da un problema che rischia di trasformare l’Italia in un campo profughi alimentato da una massa di arrivi costantemente in aumento. Non è possibile nutrire oltre l’illusione che l’Italia e l’Europa possano accogliere tutti coloro che in giro per il mondo hanno bisogno.

Non è accogliendo tutti i disperati del mondo che una nave che affonda, com’è l’Italia di oggi, potrà mettere in salvo i propri passeggeri.

I problemi vanno affrontati nei luoghi di origine e di partenza dell’immigrazione, tornando ad una politica estera autonoma, ad una presenza italiana protagonista, alla messa in discussione di modelli economici inadeguati, di industrie straniere sfruttatrici, di politici locali corrotti ed inetti.

Progetto Nazionale – Verona

Giazza_panorama dalla strada

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