LA LIBERTÀ E GLI OMUNCOLI

Il proliferare di odiosi e vigliacchi episodi di cronaca nera che richiamano di continuo il tema della sicurezza, combinati alla proposta di legge promossa dall’Onorevole piddino Emanuele Fiano «contro la propaganda fascista» (1) – che definiremmo ridicola e paradossale se nella sua intima essenza non fosse liberticida e tirannica – induce in noi un pensiero/riflessione sul vituperato Fascismo.

Sì, quel quarto di secolo circa – divenuto buco nero nella complessa, unica e ricchissima storia nazionale e liquidato con malcelato manicheismo come Male Assoluto dalle troppe code di paglia che molestano l’intelligenza degli italiani – in cui i nostri connazionali vissero anche una «vita intensa di lavoro, di straordinarie conquiste giuridiche e sociali, di entusiasmi, di controllato benessere, di edificanti costumi, di progresso e di rinverdite tradizioni, di manifesta partecipazione alla vita pubblica, di quasi totale adesione alla volontà di un Capo che trasformava la Penisola in un febbrile cantiere di opere della civiltà e che trasmetteva l’orgoglio dell’italianità ritrovata», per dirla con le parole del compianto Onorevole Franco Franchi, rubate da “LA LIBERTÀ NEL FASCISMO” (2), come altri spunti di questo nostro modesto scritto.
E se il Fascismo fu anche ciò che affermava il politico missino (e non solo lui, perché è quello che sanno e pensano intimamente tanti italiani), allora ben si capisce lo spirito che anima i nani della odierna servile politichetta italiota e il loro imbarazzo, la loro biliosità, il loro risentimento, la loro arroganza paracula nei confronti dei costruttori di civiltà con coi non reggono il confronto e che vorrebbero “umiliare” e cancellare con le leggi «contro la propaganda fascista». Perché fa ridere i polli che l’obbiettivo della legge sia il contrasto alla produzione e diffusione di categorie merceologiche riferentesi a simboli e gestualità del Fascismo o del Nazionalsocialismo, che offrono invece solo un pretesto ad ambienti politici in bancarotta identitaria di ricorrere all’unico collante buono per tutte le stagioni nella “repubblica nata dalla resistenza” (sic!), soprattutto con l’approssimarsi delle elezioni nazionali e a fronte di fratture interne. Ed è anche occasione per i censori di professione di mostrare la propria malcelata indole “iconoclasta”.
I portatori del nulla, non avendo alcunché da offrire e da tramandare ai posteri, odiano i costruttori di civiltà…
Torniamo però al tema “libertà”, che se riferita al Fascismo risulterebbe un ossimoro, secondo i manipolatori della verità. Ma fu veramente così? Oppure, come sostiene sempre il Franchi nel suo testo che qui abbiamo voluto richiamare, al di là della vulgata storica il Fascismo fu anche libertà (non ovviamente quella tipica dell’odierno sistema democratico dei Paesi occidentali), che seppe garantire a chi volle conservarla, difenderla e praticarla con il coraggio della dignità nel campo della filosofia, della letteratura, dell’insegnamento universitario, della magistratura, delle aree del dissenso e della critica interna più dura, financo del Parlamento e della Repubblica Sociale Italiana?
Interrogativi su cui in una Nazione normale ci si dovrebbe confrontare storicamente e rispondere, ma che in quello che oggi è l’Italia degradata a “Paese”, si preferisce espungere attraverso pretestuose leggi ad hoc che altro non palesano se non la paura degli estensori.
Proprio durante il Fascismo, se noi guardiamo serenamente allo svolgersi della quotidianità almeno fino al 1941, gli italiani beneficiarono di un’altra grande libertà: la “libertà dalla paura”,
Libertà dalla paura grazie alla sicurezza e all’ordine che stridevano se confrontati al caos e alle violenze dell’Italia prefascista, e che darebbero diversi punti anche ai tempi attuali segnati da insicurezza diffusa, paure e assenza di autorità, ma abbondanti di autoritarismo, che non è appunto Autorità ma la sua degenerazione attraverso l’abuso dei poteri forniti da una carica.
Kulturkampf – ARDENTE

L’autorità non deve recidere la libertà, la libertà non può pensare di fare a meno dell’autorità” Giovanni Gentile

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Note:
1) Ecco il testo dell’art. 293 bis del codice penale approvato a Montecitorio:
Art. 293 bis c.p. «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi sovversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici».
2) LA LIBERTÀ NEL FASCISMO di Franco Franchi, I Quaderni di Storia Verità – Edizioni Settimo Sigillo, 2002 Roma

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