IN MEMORIA DELLE VITTIME DEL NAUFRAGIO DELL’ANNAMARIA

Il 16 luglio 1947 è una data inghiottita dalla storia.

Allo stesso modo, quel giorno, le onde del mare, tra Loano (Comune rivierasco del savonese) e la vicinissima isola di Gallinara, inghiottirono 44 degli 83 bambini maschi tra i 5 e i 12 anni che si trovavano sull’imbarcazione “Annamaria”.

La vicenda è nota (si fa per dire…) come «naufragio dell’Annamaria» o anche «strage dell’Annamaria», decisamente più appropriato.

I bambini erano ospiti in una colonia di Loano, una di quelle colonie raffazzonate da quell’Italia “liberata” del dopoguerra.

Durante la guerra la colonia era una struttura che ospitava malati con patologie infettive, che nell’immediato dopoguerra era poi stata convertita a colonia estiva per ospitare i figli dei dipendenti di banche ed aziende italiane. Una opportunità che veniva offerta ai lavoratori di poter mandare i propri bimbi al mare, e forse, dopo il pesantissimo periodo bellico, l’occasione per offrire momenti di una precaria normalità.

Il 16 luglio 1947 la colonia aveva organizzato una gita in barca che avrebbe trasportato i maschietti a visitare l’isola di Gallinara. Il giorno successivo sarebbe toccato alle femminucce.

Il mezzo per raggiungere l’isola era la “motonave Annamaria”, termine roboante per quello che si rivelò poi essere invece un peschereccio non adibito al trasporto di persone, mancante anche delle scialuppe di salvataggio e di salvagenti.

Non importò molto che la portata massima del peschereccio fosse ben inferiore al numero di bimbi che vi vennero caricati.

Quel giorno salirono sulla motonave 83 bambini, accompagnati da 4 maestre.

Giunti quasi a metà del tragitto, il peschereccio urtò contro un palo in ferro posto a pelo dell’acqua, forse lì dal tempo di guerra, che pare fosse stato tranciato ma non rimosso dal fondo.

Non importa per quale motivo il palo fosse lì, ciò che importa è che la motonave andò a sbattervi, aprendosi a metà!

I bimbi scivolarono in acqua insieme alle 4 maestre.

Alcuni arrivarono a riva, i più piccini, che non sapevano nuotare, morirono annegati, così come le 4 maestre che non potevano sorreggerli e vennero tirate sul fondo insieme ai piccoli. Uno dei più grandi, giunto a riva, non vedendo il fratellino si tuffò per andarlo a cercare e non riuscì a ritornare. Alcune persone a riva riuscirono a portare in salvo dei bimbi. Non tutti.

La profondità dell’acqua in quel punto era di 4 metri, la distanza dalla riva un centinaio. La tragedia del peschereccio ribattezzato “motonave Annamaria” è una tragedia senza fine, per la quale indagini di decenni vennero portate avanti senza mai trovare colpevoli sufficientemente colpevoli e pene degne di una vera e propria strage.

Le uniche pene furono quelle inflitte alle 44 famiglie che per decenni dovettero leggere sul giornale l’andamento delle indagini.

Evita Perón, che nel 1947 si trovava in visita in Italia, rimase talmente scossa da questa tragedia che donò personalmente una somma (1 milione dell’epoca) a sostegno delle famiglie toccate dalla tragedia.

Mentre passava il tempo, il dolore s’ispessiva lasciando il passo al susseguirsi di generazioni che piano piano hanno dimenticato.

Di questi 44 piccoli 8 erano veronesi e riposano tutti insieme nei sotterranei del cimitero Monumentale di Verona.

Gli altri bambini erano quasi tutti milanesi. I loro nomi sono tutti riportati su una lapide al cimitero Monumentale di Milano.

Nel 2017, il Comune di Milano allestì una celebrazione in occasione del settantesimo anniversario; in chiesa parlò anche il vicesindaco. Nelle sue inopportune e politicamente interessatissime parole, questa terribile tragedia – la morte di 44 bambini – avvenne comunque in un “clima di innovazione, di restaurazione e di speranza, portato dalla liberazione a seguito degli orrori del Fascismo”.

Fu proprio quel ragionamento assolutamente fuori luogo e vergognosamente strumentale che ci spinge a voler proteggere il ricordo di quelle vittime; ricordo che deve andare oltre l’opportunismo ideologico.

La morte di queste 44 creature non poteva portare in seno gli ideali della liberazione; non c’è mai stata alcuna liberazione nelle lacrime e nelle sofferenze di chi li perse per sempre.

Progetto Nazionale, a settantatre anni di distanza, ricorda la tremenda vicenda che ha strappato quei piccoli alle loro famiglie, affinché questa tragedia non resti un flebile sussurro nascosto tra le onde di quella storia che più conviene:

GIUNTA DONATO

GIUNTA ERMANNO

LORUSSO MICHELE

MINARDI AFRO

CHIEREGATO GIANNI

PUCCINI ALBERTO

SALERNO ALBERTO

SORDI EMILIO

Questi i nomi delle giovani vittime veronesi.

Emma Stepan

 

In appendice l’articolo dell’epoca del Corriere della Sera

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/13_luglio_16/articolo-dino-buzzati-tragedia-albenga-17-luglio-1947-2222188159041.shtml

 

La lapide che ricorda le giovani vittime veronesi

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