Indignati, incappucciati e violenze romane

Tengono ancora banco sui mezzi d’informazione i disordini dello scorso fine settima a Roma durante la manifestazioni dei cosiddetti “indignati”, e relativi commenti di salottieri e “analisti” di turno. Abbiamo scelto di offrirvi qui di seguito 4 punti di vista che, ognunoa a suo modo, vanno a toccare tutti i nervi scoperti della questione. Nervi scoperti che ovviamente i disinformatori di professione ben si guardano dall’evidenziare. Buona riflessione quindi con la lettura delle note di Gabriele Adinolfi, Pietrangelo Buttafuoco, Marcello De Angelis e Piero Puschiavo. 

INDIGNADOS Y PAYASOS

(scritto da Gabriele Adinolfi; Domenica 16 Ottobre 2011)

Ballerini, suonatori e incappucciati.

A differenza di Usa e Cina, dove alcuni dei loro omologhi perlomeno hanno messo in discussione teorica il sistema imperante, questa è gente che non ha davvero niente da dire. Si limita ad esprimere l’acidità infelice e il livore vigliacco tipici della cultura odierna da associazione consumatori. Del resto è quanto hanno insegnato loro in questa società post-terminale della decadenza borghese, caratterizzata dal fumo vietato, dall’alcool demonizzato, dal sesso senza eros e dalla raccolta differenziata.

Sicché hanno giocato proprio i giochi che hanno appreso da chi glieli ha insegnati, li hanno giocati con la mentalità cui sono stati ammaestrati, ed è così che hanno interpretato i propri ruoli nel reality-show del sabato.

Alcuni giocatori di ruolo hanno scelto di apparire duri e di recitare al blocco nero ma va detto che persino come teppisti hanno inciso poco. Anche se, ovviamente, quel poco poteva portare a conseguenze tragiche che non ci sono state. Conseguenze tragiche e ipotetiche su cui insiste la media-band, ma nonostante ciò appare lampante che negli anni settanta persino le gesta più ardite di ieri avrebbero ricevuto per reazione un annoiato sbadiglio.

E senza la buffonaggine delle televisioni che ne han fatto un caso drammatico, persino ora della loro commedia indignata ne avrebbe parlato solo la cronaca cittadina dell’indomani.

Perché è stata tutta una gran buffonata. Al punto che mentre alcuni giocavano ai duri, altri isterici, ovviamente indignati, imploravano invece la polizia di togliere di torno i loro compagni barnum che li spaventavano. Li spaventavano!

Sono davvero indignados? Certo, borghesucci come sono, lo “sdegno” è l’unico sentimento che possono esprimere. Di che altro sarebbero capaci?

Da come lo esprimono però, questo sdegno miserabile, sarà meglio definirli anche payasos: impotenti nella rabbia come incongrui nella proposta.

E potremmo chiuderla lì.

Non la chiuderemo invece così perché riteniamo che prima o poi le cose degenereranno davvero e ciò malgrado le intenzioni dei figuranti del sabato, perché ci son pifferai che vogliono così. Ma questa, per quanto sia strettamente collegata, è comunque un’altra faccenda.

Che poi tra coloro che s’indignano della violenza degli indignados ci sia gente ancor più pagliaccia di loro, sicuramente colpevole, correa dall’alto delle sue cariche amministrative dei vampiri di banca, è ancora un’altra faccenda. Che va però sottolineata. Non si facciano grandi della piccolezza dei contestaori.

Non se la caveranno soltanto puntando l’indice contro quattro deficienti.

Né scaricandosi gli uni sugli altri (CENTROdestri e CENTROsinistri) le responsabilità delle comuni incompetenze e dei par servilismi.

Indigandos y payasos i figuranti del sabato, payasos e indignados i guardiani dell’educazione civica e del parlamentarismo prono.

Quello che però dobbiamo sottolineare, perché è necessario, è che l’intero sistema benedice questi clown del sabato perché essi esprimono in modo innocuo, vago e deviato la protesta contro il continuo furto, contro la continua truffa, contro la continua rapina ai danni di tutti su cui si fonda il potere delle consorterie che questo potere l’hanno veramente. E poiché l’impotenza palese della contestazione stanca e sfiducia per il futuro. Non a caso, impostata così e messa in scena quando gli animi sono ancor tiepidi, essa serve a neutralizzare in anticipo qualsiasi effetto di una sana rabbia. Che, se ci sarà e se sarà efficace, non sarà impersonata dagli acidi indignati che si atteggiano a commissari politici ma dalla gente ruspante.

Che gli indigandos-payasos, questi interpreti dell’impotenza generale, siano sostenuti da Soros e ottengano la complice indulgenza di Draghi dovrebbe far pensare, tutti, e non poco.

Ma va detto almeno in questo i revolucionarios di oggi sono coerenti con i loro padri.

All’Hypérion, insieme agli agenti delle potenze occidentali, ci stavano infatti loro. E ci sono infinità di banchieri occidentali insigniti dell’Ordine di Lenin per il sostegno dato al comunismo: nessuno di quella genia ha mai ricevuto un’onorificenza da Mussolini perché non lo sostenevano ma lo combattevano. E perché contro di lui e contro la rivoluzione ideale che aveva mosso, esattamente come era accaduto con Napoleone, i banchieri scatenarono una guerra mondiale. Alla quale parteciparono, dalla parte dei banchieri che li foraggiavano, i legittimi progenitori degli indignados.

In questo almeno c’è continuità. Sono degni dei loro padri rossi nella pratica di alzare la voce contro il sistema ma di servirlo organicamente e in prima linea, nel farsi manipolare e nel sabotare al tempo stesso ogni sentimento popolare. In quanto però a risoluzione, carattere, determinazione e capacità ne sono indegni.

Da una generazione all’altra, c’è stata caduta. Ed è chiaramente una caduta da circo.

Fonte: Noreporter

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FATE PARLARE GLI INDIGNATI E CAPIRETE LA VERA RAGIONE PER CUI SONO PRECARI

di Pietrangelo Buttafuoco – 18/10/2011

 

Troppo comodo trasformare in fascisti i “compagni che sbagliano”, gli incappucciati che si prendono i cortei per fare la festa agli indignados. Troppo facile, poi, risolverla con lo sfascismo. In questa vicenda di borghesi stradaioli non c’entra nulla, infatti, il santo manganello. Non c’è il Novecento, non c’è la “Rissa in Galleria” e neanche “Città che sale”. Tutt’al più c’è quell’Ecce Homo di Marco Pannella scaracchiato da una manica di benpensanti giacobini.

In attesa che ci scappi il morto è bene che si sappia che in queste stupide lagne giovanilistiche – cui può benissimo fare il paio la dichiarazione di Mario Draghi, ben lieto di scivolare dentro la demagogia – non c’è una sola scazzottatura, non un solo frammento dell’Avanguardia storica e sempre restando in attesa che ci scappi il morto si può stare sicuri di un fatto: neppure la ribellione delle masse può cominciare da piazza San Giovanni perché se solo ci fosse stata una goccia di olio di ricino si sarebbero sentite le note di “Rusticanella”, la marcia della marcia su Roma.

Troppo comodo, poi, pensare che possano fare epoca. Sarà globale, infatti, la mobilitazione – ci sarà tutta una canea a muoversi – ma tutti questi indignados sono così a corto di concetti, di parole e di raziocinio che è proprio un’esagerazione andargli addosso con gli idranti della forza pubblica. È sufficiente farli parlare. Di tutti questi indignados, infatti, quelli interpellati a caldo, dopo gli incidenti di sabato – ma anche a freddo, a bocce ferme – non ce n’è uno che sappia fare la “O” col bicchiere. Il povero David Parenzo, in collegamento dalla piazza ancora rovente per “In Onda” su La7, dai leader raccolti intorno al suo microfono non riusciva a cavargli un costrutto che fosse uno, due parole messe in croce, tre neuroni in grado di sostenere una spiegazione del loro essere indignati. Stessa fatica per Bianca Berlinguer, sempre in collegamento con i giovani indignati al Tg3 “Linea notte”, che non riusciva a farsi dare una frase di senso compiuto da questi avanguardisti, incapaci perfino di dare una risposta a Mario Draghi.

Certo, troppo comodo fare gli stronzi, come stiamo facendo, con dei ragazzi precari che non hanno potuto coltivare la consecutio temporum a causa dei tagli imposti alla scuola pubblica dalla Mariastella Gelmini. Troppo comodo, forse, fare dei paragoni storici perché, insomma, se non hanno la caratura degli Adriano Sofri e dei Tino Vittorio, se non si sono esercitati nella traduzione dall’italiano in latino dei “Pensieri” di Mao nelle aule di Ettore Paratore, se non hanno alle spalle “Gioia e Rivoluzione” degli Area ma sono soltanto pecorelle della farneticazione global, amplificata tanto da Internet quanto dagli incappucciati, indignados assai impazienti, ecco: non solo fa impressione vedere quanto siano ignoranti, ma non sono neppure antagonisti. Altrimenti la guerra alla finanza internazionale la farebbero con i libri di Massimo Fini se non proprio con i “Cantos” di Ezra Pound o con “Cavalcare la Tigre” di Julius Evola. E vederli, come si vedono, con quel puzzolentissimo libretto di Stéphane Hessel, “Indignatevi”, li condanna definitivamente alla pochezza del gregge, tutto un belare in sottovuoto marketing. E sono ignoranti a un livello tale che se lo meritano di essere precari, altrimenti sarebbero come i loro coetanei d’India, di Cina e di Corea che spadroneggiano nella tecnica e nelle invenzioni e non certo in Scienze delle comunicazione.

E non producono estetica, infatti, questi indignados – come possono fare i loro coetanei nelle banlieue di Parigi con tanto di film come “L’odio” di Mathieu Kassovitz, con Vincent Cassel – e non avranno mai l’avventura di fare la rivolta, come accade in Egitto dove però, signori miei, nei pressi del Canale arrivano le motovedette della Repubblica islamica dell’Iran, altro che i contestatori della Val di Susa.

Non sono antagonisti, infine, perché è troppo comodo fare la rivoluzione con la corda dimenticata nei magazzini del signor Lenin. E se non si riesce a farsela vendere, la corda, dagli stessi capitalisti destinati a farsi impiccare ma tanto più ad arricchirsi, non si può restare a farsi aspergere con queste polluzioni dei giovanotti borghesi in attesa che la rivoluzione trovi una propria lingua perché il linguaggio, intanto, ha retrocesso tutti i bennati d’occidente nel balbettio mondialista e i peccati contro lo spirito del male, si sa, non si perdonano in questo mondo.

Fonte: Il Foglio

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SFASCIA, MENTI, RILASCIA

di Marcello de Angelis

Perché in Italia è impossibile arginare i devastatori? Anche se cambiano etichetta – con la complicità di giornalisti ingenui o conniventi – sono sempre gli stessi. Autonomi, centri sociali, disobbedienti, antagonisti, no-global, indignati: tutti nomi che fanno buona pubblicità. Fanno parte di una rete nazionale e globale, che si attiva ogni qualvolta ci sia una protesta da cavalcare, un corteo all’interno del quale inserirsi. Dopo le devastazioni i riflessi della sinistra sono sempre gli stessi: 1) erano provocatori infiltrati, fascisti o poliziotti; 2) la polizia li ha provocati; 3) è comprensibile che i giovani siano arrabbiati e si sfoghino così. Se leggete gli articoli apparsi su Unità o Repubblica il 15 dicembre del 2010 e quelli del 16 ottobre scorso dicono le stesse cose. Era così anche negli anni Settanta, quando le Br erano sedicenti e i fascisti si ammazzavano da soli. Arresti non ce ne sono quasi mai, perché i dirigenti della polizia hanno paura delle reazioni politiche. Nemmeno cariche, perché ci potrebbero andare di mezzo i “manifestanti pacifici”. Alla fine si arrestano quattro ragazzini sbandati, perché chi sa fare gli scontri non lo prendi. E i giudici li rilasciano subito rampognando i poliziotti che li hanno presi. Escono e sono eroi. Buoni per un’altra volta.

Fonte: Il Secolo d’Italia

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CRIMINALI INCAPPUCCIATI

Scritto da Piero Puschiavo

Alla luce di quanto accaduto a Roma viene da chiedersi come mai, scontri pre-annunciati finiscano poi per assumere così gravi dimensioni e soprattutto a chi possa giovare lo sfociarsi in violenza e teppismo gratuito.

Molto probabilmente, manifestazioni come quella di ieri, identificabili nelle premesse come legittime contestazioni da svolgersi nell’alveo della legalità, quanto meno nei presupposti iniziali ed organizzativi, debbano poi essere “sovvertite” dal loro interno da azioni violente. Il risultato derivante è inequivocabilmente la creazione di un alone di diffidenza a livello di opinione pubblica che se non venisse creato in maniera “artificiale” potrebbe tranquillamente consentire un ampio sostegno della stessa all’iniziale protesta, rimpinguando le file degli “oppositori”. E se anche l’amministratore uscente di Bankitalkia S.p.a. Mario Draghi “giustifica” la protesta, molto probabilmente è una presa di posizione funzionale a qualche disegno già intessuto a tavolino.

È anche bene sottolineare che la maggior parte dei sedicenti indignados non sono tanto espressione della società civile, bensì portatori di ispirazione progressista e relativista che, contrariamente al sottoscritto, brindavano soddisfatti alla nascita dell’euro e della “casa madre”, la B.C.E., gravi e reali responsabili della crisi che stiamo attraversando; erano gli stessi che spintonavano per essere in prima fila agli sportelli dei bancomat per prelevare le nuove banconote la notte della prima immissione in circolazione.

Sono i sodali dei “servi sciocchi del sistema” che si sono resi protagonisti ieri a Genova, dove le telecamere riprendevano tranquillamente  ed indisturbate i preparativi per la battaglia di piazza, divenute successivamente un filmato cinematografico contro la Polizia “fascista”, ed oggi responsabili delle violenze annunciate a Roma, passando per la Val di Susa. Ma dove sono e soprattutto per chi operano e da chi prendono ordini i servizi di sicurezza? Probabilmente saranno occupati a spiare e ad intercettare politici e donnine.

Oggi tutto il mondo politico italiano condanna giustamente gli episodi di violenza; nessuno però a ricordare e a rimarcare che i peggiori criminali non si trovano tra qualche scalmanato incappucciato vestito di nero, sulla cui spontaneità dovremo assai discuterne, ma tra banchieri in doppiopetto, artefici di questa virulenta crisi, non solo italiana…e che forse a volte portano anche il cappuccio, ma in segreto…

Fonte: www.progettonazionale.it

 

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