CON L’EUROPA O CONTRO L’EUROPA?

In un recente e scomodo articolo (che proponiamo di seguito a questo scritto), Gabriele Adinolfi, il capo-redattore e animatore della rivista Polaris, si schiera con la Germania a guida Merkel, nel momento storico in cui Obama cerca di scaricare le responsabilità della crisi sulle spalle dell’Europa – incolpando in particolare l’austerità tedesca – esattamente come fa il superspeculatore e destabilizzatore Geroge Soros che, improvvisamente illuminato di saggezza, regala perle di “buon senso” e attacca in questi giorni il governo tedesco e la Bundesbank!

 

Un attacco concentrico alla Germania che non può essere sottovalutato da chi è lucido di mente. In questo caso appare appropriato l’ammonimento di Laocoonte ai Troiani per convincerli a non fare entrare il famoso cavallo di Troia: «Timeo Danao et dona ferentes».

Diffidiamo sempre dei nemici, anche quando hanno atteggiamenti amichevoli!

L’Unione Europea, questa odiosa caricatura di Europa ha mille e uno motivi per farsi criticare, ed è giusto non risparmiarne alcuno.

L’unico aspetto formalmente unificante è la moneta unica, l’euro, anch’esso nato sotto i peggiori auspici e minato alle fondamenta da una “trascuratezza” essenziale: non è specificato in alcun dove di chi sia! Questa niente affatto casuale ed ambigua lacuna ne ha reso possibile l’appropriazione indebita da parte della Banca Centrale Europea, con tutto il campionario d’iniquità, di vessazioni e di ricadute negative del caso. Si è in pratica replicato su scala europea quanto già accadeva da anni a livello nazionale, dove una banca suppostamente “pubblica” ma in realtà S.p.a., stampava per conto dello Stato e prestava, addebitandolo allo stesso (tra l’altro al costo di facciata e non al solo costo tipografico), del denaro che avrebbe dovuto essere in realtà dei cittadini. Una vera e propria truffa, col beneplacito della politica che ha rinunciato, pezzo dopo pezzo, alla propria sovranità. La moneta andrebbe stampata in nome e per conto dello Stato, sia esso “nazionale” o “europeo”, accreditandola al momento dell’emissione ai cittadini: proprietà popolare della moneta!

L’odierno scenario europeo evoca in più luoghi reazioni sacrosante ma elementari, quindi giuste ma non strategiche.

Un aspetto legato all’Euro credo vada comunque considerato: piaccia o meno, la moneta unica è uno strumento di potenza ad alta concorrenzialità nella corsa al paniere internazionale rispetto al monopolio del Dollaro prima e del duopolio Dollaro-Yuan dopo.

E qui sorgono una serie di interrogativi.

Un indebolimento dell’Euro o la sua fine, a chi gioverebbero in fin dei conti?

La sirena della ricerca del consenso popolare fondata sull’euroscetticismo può nell’immediato offrire degli spazi alle forze politiche a caccia di voti e di legittimazione. Ma siamo sicuri che l’uscita dal sistema della moneta unica e l’eventuale ritorno alle divise nazionali non si rilevino un boomerang, garantendo, comunque la si guardi, la vittoria alla finanza internazionale?

L’euroscetticismo non rischia di svolgere lo stesso ruolo dell’antipolitica in salsa italiota: fare gli interessi delle caste, quelle autentiche e intoccabili?

Non saranno i profittatori di sempre ad avvantaggiarsi della crisi, che non è di sistema come molti credono e sperano?

Le questioni qui poste credo meritino più d’una riflessione, al di là del contingente, per chi realmente vuole ragionare in un’ottica di volontà di potenza declinata secondo un rinnovato nazionalismo su scala europea.

E le alternative allora? Chiederete voi.

Intanto non è detto che le alternative debbano passare obbligatoriamente dall’antagonismo da voto e dalla forma di rappresentanza partito, senza peraltro trascurarle.

Soluzioni di tipo regionalista o vagheggiamenti indipendentisti, poi, nell’attuale quadro mondiale sono fuori dalla storia ed avrebbero il significato del marito che per far dispetto alla moglie decide di evirarsi.

Le alternative si possono costruire nel tempo, secondo prospettive di lungo periodo, con freddezza, lucidità, intelligenza e solide radici, con una visione d’insieme lontana da letture rigide e sclerotiche delle dinamiche in atto.

Senza fretta ma senza tregua.

 Circolo librario “Ardente”

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IO STO CON LA GERMANIA

(scritto da Gabriele Adinolfi, Domenica 3 Giugno 2012)

 Posso essere vinto ma non passerò per fesso né diventerò servo

 Quattro anni orsono di fronte all’aggressione georgiana l’Unione Europea, con guida sostanzialmente tedesca, faceva agli Usa e ad Israele l’affronto di sostenere la Russia.

Era un fatto straordinario, l’effetto di un’accresciuta influenza del nostro continente dovuta in primis alla forza dell’Euro che, scelto come valuta di scambio internazionale da più governi, scatenava la puntuale reazione americana costringendo gli Usa a diversi conflitti.

Ma era soprattutto l’effetto dell’accresciuta potenza economico-diplomatica tedesca che, con le forti relazioni verso la Russia e i Paesi della SCO, aveva delineato l’embrione di una nascente entità eurasiatica.

 La guerra di Obama

Obama non appena eletto venne chiamato a reagire contro l’Europa e, al contempo, alla crisi della finanza tossica americana i cui costi dovevano essere fatti pagare ad altri. E chi meglio dei prosperi europei per pagare il conto dei banchieri dell’altra sponda dell’Oceano?

Washington si mise in azione e come da tradizione democratica (le guerre all’Europa le dichiarano sempre i democratici) partì all’attacco aumentando l’influenza, a discapito delle nazioni euromediterranee, nel Vicino Oriente e fomentando l’ala più servile nella BCE.

Fu fatto fuori Strauss-Kahn che stava cercando non solo di salvare la Grecia e di sventare le manovre ultraliberiste che la UE avrebbe imposto agli Stati ma addirittura d’inserire l’Euro e lo Yuan in un paniere di cambio internazionale la cui approvazione avrebbe sancito la fine del monopolio americano. L’allora direttore del Fondo Monetario si apprestava a dare battaglia all’interno del Gruppo Bilderberg per sostenere il suo orientamento quando venne eliminato mediante il noto complotto sul quale siamo tornati spesso con dovizia di particolari.

Venne sostituito dalla servile Lagarde.

L’operazione non era isolata. I colpi di mano si sono susseguiti. Noi abbiamo assistito alla destituzione di Berlusconi e all’insediamento del governo Goldman Sach’s guidato da Mario Monti.

Frattanto le speculazioni finanziarie e i falsi delle agenzie di rating (è di tre giorni fa l’incriminazione di Standard & Poor’s da parte dei nostri tribunali) sospinsero l’Europa del sud al disastro mettendo in ginocchio un’Italia la cui economia era, solo pochi mesi prima, tra le più sane d’occidente ma che, con le politiche intraprese dai “tecnici”, si è avviata verso la bancarotta.

 La verità rovesciata

Non appena l’azione, coordinata da New York e da Washington, iniziò ad avere effetti devastati si prese ad accusare l’Euro e la Germania; anziché sottolineare che questi “tecnici” lavoravano proprio contro l’Euro acuendo con le decisioni – e con le speculazioni – tutte le debolezze dell’impianto e contro la Germania, locomotiva d’Europa, accusata di essere la causa di tutti i mali quando invece era – ed è – l’obiettivo dell’offensiva americana.

Questo è quanto accade e le sirene che incantano prospettando mondi migliori fuori dalla UE, che ne siano consapevoli o meno, intonano una litania composta dal Pentagono e da Wall Street.

Parimenti per l’Euro cui tutte le critiche strutturali e politiche sono sacrosante ma allargabili alle valute “nazionali” (sì…) d’antan.

Si deve ovviamente cambiare tutto, ma partendo da quelle posizioni di forza e potenza – sia pur potenziali – che sono state raggiunte e non smantellandole a tutto vantaggio americano, cinese e britannico.

Bisogna fare una scelta di campo.

Sia come sia, pur in modo ipercritico e apportando concezioni rivoluzionate e rivoluzionarie, nella contesa io sto con la Germania.

Lascio a chi lo voglia il piacere d accodarsi al coro dei picconatori angloamericani.

Fonte: Noreporter

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