CORRI, CORRI…

Presto o tardi tutti i nodi vengono al pettine, e nessuno può sfuggire a questa realtà! Il nostro Esecutivo si è presentato al Paese come un modello di efficienza in grado di varare in pochi mesi norme e riforme che nessun precedente Governo era stato in grado di fare.

Peccato che spesso la fretta sia cattiva consigliera e, ora che è il momento di applicare nel concreto i provvedimenti, ci si trova di fronte ad una serie di problemi di non facile soluzione e che, tanto per cambiare, pesano sempre sulle spalle dei soliti.

Si prenda ad esempio l’Imu: l’acconto di tale imposta andrà versato a giugno, quando le aliquote non saranno ancora definitive, i Comuni infatti avranno tempo fino al 30 di settembre per stabilirle mente il Governo si è auto dato tempo di correggere le detrazioni e le aliquote di riferimento entro il 10 dicembre, ben 7 giorni prima della scadenza del saldo, attraverso uno o più Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. I più maliziosi potrebbero pensare che un meccanismo così strutturato darà il tempo di verificare quale sarà l’effettivo incasso che si avrà da questa imposta ed eventualmente correggere il tiro al rialzo nel caso in cui fosse troppo basso rispetto a quanto previsto…il tutto considerando che per tali interventi futuri non è stato previsto alcun tetto massimo. Ma c’è di più, la nostra Costituzione all’art. 23 prevede che “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”; è inequivocabile che un Decreto non è una Legge ma una fonte di diritto inferiore quindi, per l’ennesima volta, proprio chi ci governa si dimostra totalmente irrispettoso della Carta Costituzionale.

Da ultimo, ma non per importanza, nulla è ancora stato deciso in merito ai modelli di pagamento e al codice tributo che andrà usato. A più di due mesi dalla prima scadenza questo può sicuramente sembrare un problema secondario ma si pensi a tutte quelle presone, magari anziani, che si sono già recati presso un CAF per fare il modello 730 e si sono trovati davanti ad un duplice ostacolo: dovranno tornare in un secondo momento per il calcolo dell’imposta e quel che è peggio è che non potranno usufruire della possibilità di compensare quello che devono pagare allo Stato come Imu con quello che lo Stato stesso deve loro in termini di rimborso delle imposte, come invece era previsto nel Decreto istitutivo dell’Imu. In sostanza a giugno dovranno tirar fuori i soldi, cosa non facile per chi con la pensione arriva giusto giusto a fine mese, e poi ad agosto avranno il loro rimborso…lo Stato ringrazia per due mesi di interessi regalati.

Un modello di efficienza con risvolti ben più tragici però è stato quello della riforma delle pensioni. Dopo l’introduzione di tale riforma infatti decine di migliaia di persone attualmente in cassa integrazione o in mobilità a seguito di accordi firmati con le proprie aziende per la riduzione del personale, si sono visti slittare anche di 5 o 6 anni la data del pensionamento, peccato che il Ministro Fornero non abbia considerato che per tutto questo tempo quei poveretti si troveranno senza pensione e anche senza stipendio, soprattutto in considerazione del fatto che si parla di lavoratori di età compresa di solito tra i 50 e 60 anni con le conseguenti difficoltà, se non impossibilità, a trovare una nuova occupazione. Brillante l’affermazione di pochi giorni fa del sottosegretario all’economia Gianfranco Polillo “la soluzione si potrà trovare rendendo nulli gli accordi tra imprese e lavoratori e quindi gli esodati potranno tornare al lavoro”. Forse per la fretta di cui si diceva, al sottosegretario sfugge un piccolo dettaglio: simili accordi vengono stipulati da aziende in crisi che hanno bisogno di ridurre il personale e che, quindi, non sono in grado di riassorbirlo, o da aziende che hanno ceduto l’attività. Di altrettanto elevato spessore l’affermazione del Ministro Fornero secondo la quale non è facile avere un dato preciso di quanti lavoratori si trovano in questa situazione per stimare i costi di un’eventuale soluzione al problema. No caro Ministro, questi conti andavano fatti prima del varo della riforma e spettava a Lei farli come ore sta a Lei trovare soluzioni accettabili, non posso credere che non fosse a conoscenza di queste situazioni, ora non può nascondersi dietro difficoltà tecniche, si sta parlando della vita delle persone e delle loro famiglie.

Insomma l’Europa è contenta, i nostri professoroni hanno fatto bella figura, ottimo da un punto di vista teorico, peccato che, come spesso accade, la teoria non equivalga alla realtà. Per l’ennesima volta il Governo dà l’idea di essere completamente slegato dalla vita reale del Paese…

Aspettiamo soluzioni ai problemi che loro stessi hanno creato e nel mentre…continuiamo a subirne le conseguenze.

Raffaella Trevisan

C.A.F. Domus Scaligera

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