EMPORIO DELLA SOLIDARIETÀ

La vicenda “Emporio della solidarietà” si sta trascinando da settimane nelle cronache del mondo dell’informazione cittadina.

Tutto ruota intorno ad un progetto che prevede la concessione per 9 anni da parte del comune di un edificio pubblico (l’ex Casa del fascio a Palazzo Bocca Trezza di Via XX Settembre a Veronetta) alla Caritas e alla Rete Talenti. Si tratterebbe di un dispensario di viveri per «una trentina di famiglie veronesi in momentaneo stato di indigenza», come dichiarano i promotori.

L’iniziativa, promossa dall’Assessore ai Servizi sociali Anna Leso (Lista Tosi), ha incontrato numerose perplessità (tra cittadini e politici, anche dell’opposizione) e pareri contrari, a partire dal voto negativo in Prima Circoscrizione.

Perplessità e pareri contrari dettati da varie motivazioni: il timore che una zona, quella di Veronetta, veda aggravarsi i già precari equilibri di vivibilità e convivenza, il fatto che la concessione dello stabile per questo tipo di attività e per un periodo così lungo rischia di intaccare il pregio dello storico edificio ospitante, lo stesso modus operandi dell’Assessore Leso poco coinvolgente rispetto ai cittadini della zona e ai colleghi di maggioranza in Consiglio comunale…

Il sindaco Tosi si è più volte espresso in termini rassicuranti e affinché si raggiunga una rapida soluzione.

Più duro il Vescovo di Verona Giuseppe Zenti che ha virtualmente “scomunicato” quelli che vengono definiti, molto approssimativamente, gli anti-emporio: «Una eventuale opposizione sarebbe segno di una barbarie imperdonabile. Non si può chiudere gli occhi davanti ai poveri. Io dichiaro guerra a chiunque si oppone all’Emporio». Ci pare una presa di posizione logica e dovuta quella del Vescovo, che difende gli interessi della Caritas. Affermo che difende gli interessi della Caritas, anziché gli interessi dei poveri, per un semplice fatto: nessuno dei cosiddetti “anti-amporio” (cittadini e politici) si è dichiarato contrario a qualsivoglia iniziativa solidale nel confronto dei poveri, bensì alla locazione del progetto in questione: una opposizione sul metodo e non sul merito.

Mistifica quindi la realtà chi, politico o religioso, fa leva sul solito moralismo e piagnisteo vittimista, per spostare su altri piani la polemica per una iniziativa che, comunque, a qualche critica legittima si presta.

Qualche perplessità, mi permetto di avanzarla anch’io, in virtù della libertà di pensiero e di giudizio a cui Progetto Nazionale non vuole rinunciare.

Da quello che si evince da quanto sin qui riportato dai mezzi d’informazione, il progetto “Emporio della solidarietà”, oltre a beneficiare della concessione di un edificio pubblico di valore, godrebbe anche dell’investimento (?) economico di 240mila euro da parte della Fondazione Cariverona.

Ora, non andrebbe ignorato il fatto che la Caritas è un ente ecclesiastico che beneficia di non irrilevanti contributi pubblici. Giusto per citare un esempio, come riportato da un articolo de Il Sole 24 ore del 23/05/2014, la cifra percepita dalla Chiesa Cattolica attraverso l’otto per mille relativamente ai redditi del 2010 dichiarati nel 2011, è di 1 miliardo, 55 milioni e 321mila euro, così ripartiti: 433.221 milioni di euro sono stati assegnati alle esigenze di culto e pastorali, 245 milioni agli interventi caritativi: di questi, 130 milioni di euro sono stati assegnati alle diocesi, 85 a favore dei PVS (Paesi in via di sviluppo) e 30 alle esigenze di rilievo nazionale. La somma elargita al sostentamento del clero quest’anno è pari a 377 milioni. La Caritas quindi, in quanto organismo della Chiesa Cattolica, dispone di risorse economiche nell’ambito di cosiddetti “interventi nazionali” (compresi assistenza agli immigrati e realizzazione di progetti a loro destinati).

Detto questo, i termini dell’iniziativa Emporio della solidarietà, se effettivamente rivolta alla sola distribuzione di cibo ad una trentina di nuclei famigliari per un periodo temporaneo, potrebbero apparire un tantino sovradimensionati. L’esigenza potrebbe essere affrontata ricorrendo ad una struttura modesta in termini di spazio (struttura che potrebbe essere anche reperita sul mercato dalla stessa Caritas) e con un ridotto intervento economico da parte della Fondazione Cariverona (la quale potrebbe destinare quanto eventualmente risparmiato in altre operazioni a sfondo sociale e comunque a beneficio della città).

Circa eventuali dubbi da parte di chicchessia su un’ipotetica insensibilità da parte di Progetto Nazionale verso i bisognosi, basti sapere che la nostra associazione si è più volte impegnata e lo è tutt’ora, di tasca propria, in iniziative solidali, compresa la distribuzione di aiuti alimentari.

Luca Zampini

Coordinatore provinciale

Progetto Nazionale

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