IRRESPONSABILI TRADITORI

Con l’arrivo di Monti a Palazzo Chigi, la classe politica italiana ha perso ogni parvenza di dignità, di valore e di idealità. Lo ha certificato lo stesso Monti, a parole e nei fatti.

Prima chiarendo fin da subito che il suo governo doveva rispondere ai mercati internazionali (mica ai cittadini, al popolo, alla nazione, allo Stato…), poi con una raffica di misure contro le famiglie (pagamenti “di plastica” obbligatori per transazioni superiori ai 1000 euro, aumenti di 2 punti dell’Iva, della benzina, dei biglietti di treni, autostrade, trasporti urbani, parcheggi, delle tariffe elettriche, annichilimento delle aspettative previdenziali e retributive, reintroduzione dell’Ici, ora Imu, con relativa rivalutazione catastale, senza scordar la “perla” della requisizione per decreto di 2˙600 miliardi di lire circolanti e non ancora convertite) che a tutto servono tranne che a finanziare nuove iniziative di crescita, ma giusto giusto per ripagare gli interessi maggiorati degli speculatori che hanno spinto alle stelle il rendimento dei titoli italiani.

 Anche il meno economicamente alfabetizzato capisce che tutte le misure sin qui imposte avrebbero portato dritte dritte alla recessione (ed infatti, ora che ci siamo, qualcuno a denti stretti lo ammette, ma senza far troppo rumore…) e che imporre nuove prevedibili stangate (anche se Monti nega la necessità di misure finanziarie aggiuntive) in fase recessiva non è certo il modo migliore per garantire ripresa, rilancio e sviluppo.

 Non sono “sacrifici indispensabili” per l’Italia, ma per i fondi internazionali e per le banche.

 Il direttivo della Banca Centrale Europea ha messo a disposizione delle banche 1˙000 miliardi di euro in due distinte fasi, a dicembre e a fine febbraio, prestiti triennali al tasso d’interesse dell’1%. Intorno ai 140 miliardi di euro la quota che si sono arraffate le banche italiane. Ma di quei soldi le imprese e i cittadini italiani non ne hanno visti, se non le briciole delle briciole, gravate tra l’altro, nei sempre più rari casi d’accesso al credito, di interesse che vanno dal 4 al 9%: quei soldi in realtà le banche li hanno utilizzati per ripatrimonializzarsi e rifarsi delle perdite subite negli ultimi anni in conseguenza di speculazioni e di operazioni andate a male.

Non ci è sfuggito il fatto che nei primi giorni di gennaio, il governo, attraverso il Ministero del Tesoro, ha «estinto una posizioni in derivati che aveva con una delle grandi investment bank americane»: si tratta della potente Morgan & Stanley. Ovviamente né dalla super-banca d’investimenti americana né dal Tesoro alcuna precisazione sull’operazione, che ha movimentato verso le casse del colosso finanziario qualcosa come due miliari e mezzo di euro. Nessun chiarimento sul perché sia stata favorita Morgan & Stanley a fronte del fatto che anche Goldman & Sachs, Bank of America, Citigroup e JP Morgan Chase hanno una enorme esposizione sui derivati nei confronti dell’Italia (vantano un totale di 19,5 miliardi di dollari, cifra che arriva a 31 miliardi se si sommano anche i crediti vantati dalle banche europee). Chissà qual è la posizione italiana verso la finanza mondiale nel rischioso mercato dei derivati? Sarebbe lecito saperlo!

Tra le altre curiosità spicca il fatto, certamente fortuito, che all’epoca della stipula dell’accordo, a capo dello staff tecnico del Ministero c’era Mario Draghi, era il lontano 1994. Prima del 2009, il figlio dell’attuale premier, Giovanni Monti, è transitato proprio da Morgan & Stanley, dove s’è occupato in particolare di transazioni economico-finanziarie sui mercati di Europa, Medio Oriente e Africa. Conflitti d’interesse? Manco a parlarne.

Il commissariamento dell’Italia è palese, così com’è palese la sospensione della “democrazia” (proprio Monti, incalzato in un duro faccia a faccia dal deputato europeo Nigel Farage, ha risposto «la democrazia deve essere sospesa» per risolvere la grave crisi che scuote l’Europa).

 Curiosamente quelli che di solito vanno in estasi al solo sentire il termine democrazia, quelli che la portano in palmo di mano tanto da averne aggettivato anche il proprio contenitore politico, dopo avere plaudito e brindato il 9 Novembre 2011 alla caduta di Berlusconi-pericolo-per-la-democrazia sulle note di “Bella ciao”, oggi non battono ciglio, anzi, sostengono il governo delle banche e dei grandi speculatori.

 Un governo di “professori” dell’appropriazione (del risparmio privato), degli espedienti (contabili) e della svendita (dei settori strategici), nel solco della miglior tradizione dei Prodi e dei Ciampi.

Commissari eletti da nessuno, e quindi rappresentanti di nessun cittadino italiano, ci impongono tasse, con l’avvallo di una pletora di cortigiani che si vorrebbero politici!

Quelli che “per senso di responsabilità” appoggiano questo “colpo di Stato” di basso profilo!

Questi rappresentanti del peggior cupio servendi italiota che nei secoli ci ha reso più volte servi e zimbelli dello straniero! Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello…per dirla con le parole del Sommo Poeta, che qualche zelante professionista dell’antirazzismo vorrebbe addirittura censurare nel segno della dittatura dei “diritti umani”…

 No taxation without rappresentation, nessuna tassazione senza rappresentanza, fu lo slogan che infiammò la rivolta delle colonie britanniche d’oltreoceano che portò alla Guerra d’Indipendenza americana. Strano non se ne ricordino questi centro-destri/centro-sinistri tutti devotamente proni all’icona democratica a stelle e strisce! Troppo impegnati a sostenere lo sceriffo di Montingham, per “responsabilità” ovviamente, tradendo così il loro mandato, i loro elettori e i cittadini italiani. Ma tradire è un verbo mai fuori moda per una classe politica allevata nella Repubblica “democratica e antifascista”.

 Guy Fawkes

                                                                              

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