PORTO SAN PANCRAZIO, 28 MARZO 1944

Oggi ricorre il 71esimo anniversario del terribile bombardamento di Porto San Pancrazio (28 marzo 1944), che giustamente ogni anno viene ricordato dall’amministrazione comunale e dalle autorità civili e militari.

Conforta che ci sia ancora chi ha a cuore la memoria di questo (come di altri) tragico evento di guerra, dei relativi morti, invalidi e devastazioni.

Il mio auspicio però è che nella nobiltà dell’iniziativa, tra gli oratori che terranno le allocuzioni cerimoniali ci sia anche chi ricordi, piaccia o meno, chi furono gli autori materiali della strage e quale fu la paternità delle bombe che anziché cadere sulle officine ferroviarie distrussero gran parte del quartiere, causando decine di morti e numerosi feriti.

Quelle bombe non furono anonime e non le sganciarono i marziani. Gli assassini vanno chiamati col loro nome, anche quando i bombardamenti non sono così “chirurgici” come si pretenderebbe, e anche quando nell’indicarli, gli assassini, si contravviene alle regole vigliacche del politicamente corretto, per il rispetto dei morti e della verità storica.

Nell’occasione il ricordo non può non andare ad un altro bombardamento, di matrice inglese, subito dalla nostra città il 21 ottobre del 1940, bombardamento nel quale, investita dalle schegge di bomba, perse la vista la quattordicenne Giovanna Deiana nel tentativo di salvare i fratellini Aldo e Piera. Il gesto eroico valse alla giovanissima Deiana la Medaglia d’Argento al Valore Civile. Quel drammatico momento fu immortalato dalla penna dell’illustratore e pittore vicentino Achille Beltrame sulla copertina della Domenica del Corriere (15 dicembre 1940 XIX – Anno 42 n.51), all’epoca supplemento illustrato del Corriere della Sera. La totale cecità non impedì alla Deiana di divenire “donna in grigioverde” aderendo volontariamente al Servizio Ausiliario Femminile dopo l’infame data dell’8 settembre 1943.

Chissà se un giorno le autorità cittadine avranno il coraggio di ricordare la vicenda di Aldo (il fratellino che Giovanna salvò dal bombardamento) che, a conflitto terminato ma nel pieno dell’odio da guerra civile, il 30 luglio 1945 fu picchiato e gettato in Adige da eroici partigiani per vendetta politica contro la famiglia Deiana.

Quando verrà quel giorno, allora avremo ritrovato una nazione, oggi ci resta solo un paese.

Luca Zampini

Giovanna Deiana e i suoi fratellini_Domenica del Corriere

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