POSSIAMO FARE TRENTUNO

(scritto da Gabriele Adinolfi; domenica 28 agosto 2011)

Nell’anniversario del primo depistaggio sulla strage di Bologna

Trentun anni fa, il 28 agosto 1980, venne spiccato dalla procura di Bologna, e in particolare dal dott. Persico, il primo insieme di mandati di cattura inerenti alla strage.

Ventotto persone, appartenenti a quasi tutte le formazioni della destra radicale, vennero fatte oggetto di questo primo clamoroso depistaggio. Lo aveva orchestrato un dirigente del SISDE, Russomanno, già responsabile di una documentata manipolazione ai danni di Valpreda e Merlino sul materiale di Piazza Fontana. Russomanno si trovava prigioniero in Regina Coeli, arrestato perché accusato di aver informato le Brigate Rosse su indagini secretate nei loro confronti.

Dalla sua cella,con la tecnica del copia e incolla, utilizzando le farneticazioni di due mitomani, Piergiorgio Farina e Marco Affatigato (quest’ultimo in seguito “collaboratore di giustizia”) il Russomanno stilò una mappatura di “terroristi” neri. Ventidue degli imputati, del tutto ignari di quanto si stava macchinando contro di loro, vennero immediatamente arrestati. In sei sfuggimmo miracolosamente al blitz.

Pista dopo pista

Pochi mesi dopo quella montatura si sgonfiò ingloriosamente, ma venne sostituita da altre. In particolare, contro di me personalmente ce ne furono altre due e un abbozzo di una quarta.

Trentun anni dopo abbiamo una nuova pista: la “pista-Carlos”.

Il problema sta nella sua lettura. Se ci lasciamo indurre nella tentazione elementare di accreditare la tesi “filo-araba” e la stessa responsabilità attiva di Kramm nella strage, non possiamo che finire, una volta di più, fuori-strada e che sostenere inconsapevolmente un nuovo depistaggio politicamente corretto.

Se ci spogliamo invece dei pregiudizi e delle tentazioni più elementari, se rileggiamo gli input pervenutici dalle stesse intelligences (in primis il romanzo-messaggio “La strage” scritto dai servizi svizzeri per conto di quelli francesi); se mettiamo insieme tutti i dati che emergono dal lungo golpe anti-italiano incentrato, contingenzialmente, attorno all’eliminazione di Aldo Moro; se registriamo i ruoli delle singole realtà delle intelligences e delle formazioni militari; se manteniamo insomma la testa sulle spalle, il significato del dato-Kramm assume un suo valore.

Chi attirò in trappola il gruppo-Carlos e lo stesso Picciafuoco? Perché? In che contesto nazionale e internazionale? Aprendo la strada a quali stragi nel resto d’Europa e a quali cambi nel Mediterraneo?

Impariamo a leggere

Partendo da queste domande e mettendo insieme i fili delle complicità, consapevoli o meno, di gran parte della lotta armata -specie paratrozkista – con spregiudicati apparati d’intelligence impegnati in tutt’altre faccende che non la “guerra fredda”, allora la presenza di Kramm in Bologna può assumere una valenza significativa. Che non può di sicuro essere quello della sua colpevolezza nella strage. E’ infatti impensabile che un tizio che va a commettere un massacro e che il giorno prima è stato fermato dalla polizia alla frontiera si registri a proprio nome in albergo. E’ chiaro che non si aspettava di certo che esplodesse la stazione di Bologna. Oltretutto le motivazioni “palestinesi” del massacro attribuito a Kramm sono leggerissime e, soprattutto, stridono con il dato palese e comprovato che lo stragismo non è mai stato praticato dai palestinesi i quali, in Occidente, hanno compiuto solo azioni mirate, dirottamenti aerei o sono stati coinvolti in sparatorie anche sanguinosissime ma non hanno fatto saltare piazze o stazioni e, comunque, hanno sempre e soltanto attaccato bersagli israeliani. Da questi dati non si può prescindere.

Non si deve cancellare un depistaggio con un altro, anche se il secondo, a differenza del primo, ha qualche appiglio su cui sostenere il teorema.

Bisogna saper leggere i dati nel loro insieme e soprattutto senza mai smarrire la logica di fondo e le gerarchie dei rapporti di forza in atto.

Altrimenti, come insegna da sempre la saggezza popolare, per voler far meglio, si finisce col far peggio.

Fonte: Noreporter

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