SABATO E DOMENICA A VERONA RACCOLTA FIRME CONTRO IL BUSINESS DELL’ACCOGLIENZA

Questo fine settimana proseguono a Verona città i gazebo di Progetto Nazionale per la raccolta firme a favore della petizione di sensibilizzazione “STOP BUSINESS ACCOGLIENZA”.

Il circolo cittadino Domus Scaligera sarà presente:

– sabato 24 settembre dalle ore 9.30 alle ore 12.30 al mercato rionale del quartiere Stadio;

– domenica 25 settembre dalle ore 10.00 alle ore 12.30 in Piazzetta XIV Novembre.

Le uscite pubbliche per la raccolta firme proseguiranno poi anche nel mese di ottobre (di volta in volta comunicheremo sul sito data e luogo dei gazebo).

Riteniamo doveroso esercitare opera di pressione sui sindaci e sulle amministrazioni dei nostri comuni (a prescindere dal colore politico), che volenti o nolenti si trovano in prima linea nell’affrontare – tentando di ammortizzare – le ricadute di un fenomeno che può esser definito positivo solo da chi ne fa strumento di lucro e speculazione.

Registriamo che sul fronte dell’arrivo incessante di immigrati sedicenti profughi si susseguono gli incontri tra il Prefetto Mulas e i sindaci del veronese. Incontri per lo più inconcludenti, sterili. I sindaci spesso si presentano confusi, timorosi, disuniti tra loro, ognuno a pensare al proprio orticello, alle direttive del partito di riferimento; incapaci e/o disinteressati a fare sintesi, massa critica, strumento coeso di pressione a fronte di un problema che va aggravandosi giorno dopo giorno.

Significativo è il fatto che lo stesso Prefetto Mulas, in uno dei recenti incontri con alcuni dei primi cittadini della Bassa pianura veronese abbia suggerito gli stessi di «fare pressing affinché vengano adottate quelle soluzioni legislative volte a rallentare e a gestire in maniera efficace il flusso migratorio» (come testimoniato dal sindaco di Legnago Clara Scapin, su L’Arena di domenica 18 settembre a pag.40); parole queste che potrebbero esser lette (e non ci sarebbe nulla da stupirsi) come un segnale di insofferenza della stessa Prefettura alla luce di una emergenza ormai perpetua a fronte della quale non si scorge nessun segnale forte ed efficace da parte del governo. Fa impressione in tal senso un recente sfogo di Franco Maccari, segretario generale del Coisp (sindacato indipendente di polizia), sul quotidiano Il Giornale nell’edizione del 18 settembre u.s., in relazione alla situazione nella cittadina ligure di Ventimiglia. Ne riportiamo qui alcuni passaggi:

“Franco Maccari, segretario generale del Coisp (sindacato indipendente di polizia) non usa mezze misure: «Invece di salvare la faccia e la dignità ammettendo come stanno le cose preferisce insistere con le sue bugie, e così finisce per esacerbare gli animi di chi svolge servizi che ci costano sacrifici inenarrabili che compiamo fino a schiattare. E purtroppo non è un modo di dire…».
Maccari si riferisce alla grave situazione in cui versano gli uffici del commissariato di Ventimiglia a causa dell’emergenza immigrazione e rispetto alla quale il ministro Alfano ha parlato di situazione «a tempo» per la quale «si starebbero cercando non si sa bene quali soluzioni». Il leader del Coisp è un fiume in piena: «Sono anni che il problema immigrazione tiene sotto scacco un altissimo numero di poliziotti in tutta Italia – si infervora -, magari fosse solo Ventimiglia il problema. Ogni regione paga il suo dazio in termini di colleghi impegnati in servizi estenuanti, senza orari, senza soldi, senza mezzi, senza tutele, senza criterio, senza programmazione, senza alcuna razionalità. Eppure, in questo paese sembra che i diritti li abbiano solo quelli che stanno per sbarcare, non i cittadini. In un momento in cui la pressione della criminalità e dell’illegalità non è mai stata così alta e così drammaticamente percepita dalla gente si continua a privare il comparto sicurezza delle risorse necessarie mentre fiumi di soldi pubblici vengono spesi per una gestione dell’immigrazione che poi si rivela a dir poco allegra. E poi c’è chi si permette di manipolare dati e numeri per dire che tutto va bene, tutto è sotto controllo dalla poltrona del suo ufficio in cui si barrica lontano dalla realtà».
Da Ventimiglia gli appelli si susseguono da tempo immemorabile. «Ricordo il giugno del 2015 quando io stesso e i colleghi sul territorio urlammo alle istituzioni lo scempio cui assistevamo per un’ondata di arrivi di immigrati diretti fuori dall’Italia – continua Maccari -, una situazione di cui si era al corrente da tempo senza che qualcuno si fosse degnato di pensare a come fronteggiarla. Ricordo bene il menefreghismo assoluto di un apparato che non si degnò neppure di dare direttive o indicazioni su come comportarsi, altro che dotazioni minime per difendere la nostra salute o la nostra incolumità. Ricordo i colleghi che già combattevano senza guardare l’orologio, come fanno tanti altri in tanti luoghi simili, come la Sardegna, la Calabria, la Sicilia soprattutto, senza curarsi del sole che tramonta e poi sorge e poi tramonta di nuovo trovandoli ancora in servizio. E di fronte a quello scenario apocalittico ricordo bene cosa fecero da Roma prelevarono anche da Ventimiglia poliziotti da destinare all’Expo! Che orrendo squallore…».”
(IL COISP AD ALFANO: “BASTA BUGIE, SITUAZIONE AL LIMITE IN TUTTA ITALIA”)

L’insofferenza c’è, e cresce ovunque, anche nelle istituzioni.

Non si capisce perché, i sindaci italiani, attraverso lo strumento dell’ANCI, non sappiano (o non vogliano) andare oltre la semplice firma di accordi che vadano esclusivamente nel senso dei “regolamenti per le buone pratiche” o ragionino solo in termini di equa distribuzione ed altre quisquilie…come testimoniano le parole dello stesso presidente dell’ANCI, Piero Fassino:

“«Serve un salto di qualità in grado di garantire un sistema di accoglienza dei migranti più ampio, che veda come protagonisti i sindaci, fondato su una distribuzione più diffusa finalizzata a evitare un eccessivo addensamento su poche realtà». Lo ha detto il presidente dell’Anci, Piero Fassino, al termine di un incontro al Viminale con il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, con il sottosegretario Domenico Manzione e con il capo del dipartimento libertà civili e immigrazione, Mario Morcone. «Oggi registriamo – ha spiegato Fassino, che le persone accolte sono concentrate in un numero limitato di comuni e il conseguente addensamento crea disagi evidenti, incidendo sia sulla capacità che sulla qualità dell’accoglienza». Per concretizzare questo nuovo sistema di accoglienza diffusa «secondo noi servono cinque condizioni, condivise anche dal ministero».”
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-09-06/migranti-anci-viminale-cinque-condizioni-accoglienza-diffusa–150327.shtml?uuid=AD0A0vFB&refresh_ce=1)

Anche alla luce di una eventuale più equa distribuzione: per quanto tempo? Quale è la soglia, il tetto massimo raggiungibile e sopportabile? E con quali risorse? A quale costo, non solo economico, ma anche sociale, culturale, identitario e in termini di sicurezza e di pacifica e civile convivenza?

Tra l’altro, e sono i dati a dircelo, nella stragrande maggioranza dei casi stiamo accogliendo poveri e non profughi (poveri secondo i parametri del “nostro modello occidentale”, non secondo quelli dei Paesi di provenienza). Si pretenderebbe di svuotare il mare con un bicchiere…

Suvvia, siamo onesti, il problema sta altrove e non si vuol prendere il toro per le corna, per paura, opportunismo o convenienza.

Luca Zampini

Coordinatore provinciale – Progetto Nazionale

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