A PROPOSITO DI SOLIDARIETÀ (UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA)

Mercoledì ventisette giugno ricevo da un amico fraterno un sms che mi entusiasma: cinque bancali di un prodotto alimentare molto caro agli emiliani, disponibili da subito! E addirittura è compreso il trasporto da parte del donatore, l’autista, il mezzo di trasporto: tutto a posto insomma, serve solo l’autorizzazione da parte di chi è preposto poi a distribuire gli alimenti in loco, dato che ci sono (giustamente) norme severe per impedire confusione, intoppi o addirittura epidemie.

Sento il mio contatto all’interno della macchina dei soccorsi, che a sua volta mi fa richiamare da una persona ai vertici della catena di comando.

Pregusto già la soddisfazione di organizzare un trasporto così importante per i nostri connazionali emiliani, ma invece di dettagli organizzativi, come scadenza del prodotto o data e ora di partenza, mi viene chiesto di che cosa è fatto il ripieno del prodotto.

Mi vengono i brividi, rapidamente mi balenano nella mente possibili spiegazioni a questa per me assurda domanda, poi in un attimo tutto mi è chiaro.

Quando rispondo che non conosco il contenuto del ripieno mi viene detto che dal momento che la maggior parte delle persone che frequentano le mense delle tendopoli sono extracomunitari non si accetta cibo che contenga carne, dato che nel passato si sono verificati episodi spiacevoli con le persone che per motivi religiosi non possono consumare chi un tipo chi un altro di carne.

E gli italiani?                                    

Mi riprendo dall’incredulità, gli dico che mi informerò e che richiamerò più tardi, ma in realtà mi viene voglia di far portare tutto in discarica; invece chiamo chi si era offerto di aiutare, gli spiego la situazione, conveniamo sul fatto che sia tutto veramente assurdo, uno schifo; richiamo quindi il mio contatto nella macchina dei soccorsi e gli dico che non se ne fa niente a “causa” della presenza di carne nel prodotto alimentare, e intanto mi vengono in mente i vari buonisti che in tutti questi anni, in tutte le salse, hanno continuano a dirci che l’immigrazione è una “risorsa”, che l’immigrazione è una “ricchezza”, ecc. ecc.; mi coglie la nausea al pensiero che per colpa loro e di chi alle loro castronerie concede ancora credito che nel giugno del 2012 degli italiani, in Italia, in piena emergenza non possono mangiare un cazzo di prodotto confezionato ripieno di carne perché questo non è conforme a cultura, religione, usi e costumi altri rispetto ai nostri.

Noi, a casa nostra, rimbecilliti da decenni di lavaggio del cervello, dobbiamo conformarci alle culture che vengono da fuori per non offenderne la sensibilità! A furia di pensare al “prossimo” (che poi così prossimo spesso non è) ci siamo dimenticati di noi stessi e di chi siamo.

Generosità vs umiliazione: è questo l’arricchimento culturale? È questa la cosiddetta “integrazione”?

Nell’assaporare i frutti avvelenati dell’ossessione anti-razzista e della sacralizzazione dell’immigrazione mi viene in mente una vecchia canzone degli Amici del Vento “se l’Italia è questa qua come Patria non mi va”…

Sergente Cypress

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