LA BANALITÀ DELL’ANTIRAZZISMO A COMANDO

Circa due settimane fa un deprecabile episodio di cronaca hanno visti coinvolti alcuni ragazzini: un quattordicenne srilankese sarebbe rimasto vittima di un alterco con alcuni italiani di poco più grandi.

Apriti cielo!

Va in onda la solita sceneggiatura: Verona città razzista e via screditando.

Processi e sentenze già scritti sui media, senza aspettare che siano gli organi competenti a giudicare nei luoghi deputati.

L’importante è sfruttare demagogicamente e un po’ vigliaccamente (a proposito di forme di violenza altre rispetto a quella fisica…) il copione che impone la divisione, questa sì banale, tra santificazione o criminalizzazione dell’immigrato a prescindere.

Che dire allora del fatto che qualche giorno prima, in Via Diaz, un immigrato, pare alterato dall’alcool, avesse minacciato dei giovani con un coltello?

La notizia, probabilmente meno degna d’attenzione per gli antirazzisti a comando, passava via con la lievità d’una piuma (se uno dei ragazzini fosse almeno rimasto ferito, forse…allora…).

Niente polemiche, niente flash-mob, niente mobilitazioni “spontanee” (magari mosse da quella spontaneità che anima le tante associazioni che sull’immigrazione ci campano…), niente comitati. Xenofobia, paure, pregiudizi, violenze, si sa, sono a sento unico, altrimenti che società civile e tollerante sarebbe?

Che grande risorsa l’immigrazione!

Ma per chi?

Luca Zampini

Coordinatore provinciale

Progetto Nazionale Fiamma Futura

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