PARENTOPOLI: UN’ACCUSA RESPINTA IN SEDE GIUDIZIARIA NON FA NOTIZIA

Lettera aperta

Verona, martedì 26 novembre 2013

Personalmente sono basito dall’atteggiamento dei locali mezzi d’informazione e da quello di tanti detrattori un tanto al chilo dell’amministrazione del sindaco Tosi.

Ad ottobre suscitò non poco scalpore, ed ebbe ampio risalto mediatico, l’azione del procuratore Mario Giulio Schinaia che chiese la sospensione dagli incarichi per i nove vertici delle partecipate che garantiscono i servizi pubblici (Amia, Amt, Atv, Agsm e Ser.It), nelle figure di Ennio Cozzolotto, Carlo Alberto Voi, Germano Zanella, Francesco Barini, Carla Sarzi, Stefano Zaninelli, Giampietro Cigolini, Maurizio Alfeo, Alfonsino Ercole.

L’accusa, secondo il dottor Schinaia, è quella di abuso d’ufficio e d’aver avallato assunzioni senza rispettare i principi indicati dal decreto legge 112/2008 e le norme ispirate all’articolo 97 della Costituzione: in sostanza si contestava agli indagati di aver provveduto al reclutamento di personale in assenza dei criteri di selezione comparativa, di pubblicità, trasparenza e imparzialità, una “parentopoli” per definirla con un termine divenuto tristemente d’uso corrente.

Fin qui “tutto bene” direbbero i più, giusto e doveroso estirpare le piante nocive dalla pubblica amministrazione, per di più ce lo chiede anche il vento dell’antipolitica e dell’anticasta.

C’è un però…

Già nello stesso mese di ottobre, il giorno 14, il gip Guido Taramelli aveva respinto la richiesta di misura cautelare sospensiva per i vertici delle partecipate, avanzata dal procuratore Schinaia che, imperterrito, aveva legittimamente annunciato fin da subito il ricorso al Tribunale del Riesame di Venezia.

Ebbene, il 20 novembre u.s. il tribunale di Venezia ha respinto il ricorso del procuratore Schinaia sulla parentopoli veronese!

Su questa decisione, ed è qui il fatto che mi ha lasciato attonito, un silenzio quasi tombale se si escludono poche righe e fugaci passaggi audio-video. Se la richiesta di sollevazione dagli incarichi di tutti i direttori delle aziende partecipate, che avrebbe portato alla paralisi amministrativa il Comune di Verona, è stata respinta due volte e in due sedi giudiziarie differenti qualcosa vorrà pur dire, penso io nella mia ignoranza da cittadino. Invece nulla. Non mi pare una notizia di poco conto, penso sempre io, per il buon nome di una città e dei suoi amministratori; una notizia che dovrebbe riportare un po’ di serenità e di oggettività, invece silenzio. Uno scandalo, una condanna, una intercettazione decontestualizzata, sono probabilmente “merce” più vendibile mediaticamente.

Chi scrive non conosce i dirigenti che per Schinaia avrebbero violato la legge, non ho elementi per valutare la vicenda che non siano le notizie riportate – non sempre con oggettività, mi pare – dai media e i miei limiti soggettivi nel filtrarle. Quello che ho osservato in queste ultime settimane è un assedio giudiziario, politico e mediatico di notevole portata ad una amministrazione che si vorrebbe far passare come caratterizzata da ogni sorta di malcostume, di irregolarità, di corruttela. Non mi sembra però che oggettivamente le cose stiano in questi termini.

Sono personalmente convinto che in qualsiasi livello di qualsiasi amministrazione pubblica o privata si possa rintracciare del marcio, magari anche nelle vicende dei moralizzatori di turno, ma sono altrettanto convinto che questo sia causato dalla degenerazione dell’Uomo all’interno di una società malata che rapidamente declina.

Non credo, perché non ne ho ravvisato gli elementi certi, provati, insindacabili, a tutto quel “fango ad orologeria” con cui si vorrebbe ridisegnare, più o meno direttamente, un’immagine del sindaco di Verona (che è probabilmente il vero obbiettivo di tutti questi attacchi) e dei suoi collaboratori come ideatori e promotori d’un sistema retto sul malaffare; e affermo questo nonostante eventuali responsabilità di alcuni componenti dell’amministrazione, responsabilità ad oggi tutte da verificare. Mi pare che per ora si sia creato tanto discredito, ma non si sia dimostrato granché. Il tempo forse ci renderà la verità, ma ho comunque capito l’antifona: scavate scavate, qualcosa si troverà…come si sarebbe probabilmente trovato anche scavando in qualche altra amministrazione precedente. Le indagini continuano, peccato non averle iniziate prima.

Luca Zampini

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