QUEL PREOCCUPANTE CARTELLONE CONTRO RAMELLI AL LICEO NANI-BOCCIONI

Lettera aperta

Sabato 4 maggio 2019

 

A Verona c’è una via che dall’aprile del 1988 è intitolata a Sergio Ramelli, il diciottenne milanese che il 13 marzo del 1975 fu vittima di un agguato ad opera di alcuni elementi di Avanguardia Operaia, che in ossequio alla legge dell’antifascismo militante – per cui “uccidere un fascista non è reato” – lo massacrarono orrendamente sotto casa a colpi di chiave inglese. Il giovane Sergio morì il 29 aprile dopo 47 giorni di agonia.

La sua imperdonabile colpa? Frequentare gli ambienti dell’allora Fronte della Gioventù e aver scritto un tema in classe che criticava le Brigate Rosse.

L’intitolazione, la prima in Italia, allora promossa da alcuni consiglieri comunali dell’allora M.S.I. (votata all’unanimità in Consiglio comunale con la sola eccezione dei consiglieri comunisti, astenutisi), trovava la sua motivazione nella volontà di perseguire la via della cosiddetta pacificazione nazionale (“In nome di una pacificazione nazionale che accomuni in un’unica pietà i morti di un periodo oscuro della nostra storia e come monito alle generazioni future affinché simili fatti non debbano più accadere”.)

Dalla data dell’intitolazione di Via Ramelli, nel lontano 1988, ogni anno una comunità politica, indipendentemente dalle sigle d’appartenenza, si ritrova in quella strada per rendere omaggio alla memoria di Sergio. Non per invocare vendette, non per gettare benzina sul fuoco dell’odio politico, non per affermare la primazia di una classe sociale, di una religione, di una razza su un’altra…semplicemente per ricordare – alla maniera del nostro mondo politico e del suo rapporto con la morte – quel giovane militante politico e la sua storia.

Puntualmente ogni anno, in tutta Italia, il ricordo di quel giovane è oggetto di polemiche, di atti irrispettosi e vili. Ricordarlo non si può, non si deve, in strada come a scuola (come insegnano le recentissime polemiche del 29 aprile scorso).

Quest’anno a Verona, ai consueti tristi e meschini sfregi alla memoria di Sergio Ramelli, che suscitano senso di tristezza verso chi li compie, se n’è aggiunto uno per noi più preoccupante.

La comparsa all’interno del cortile del Liceo Artistico Statale “Nani-Boccioni” di Verona, in Viale delle Coste (prospiciente su Via Ramelli) di un cartellone tanto ingenuo quanto delirante circa “apologia di fascismo”, “commemorazione a scopo strumentale e/o politico” e “politica (…) che unisce, che include, che protegge”; ovviamente il riferimento critico è verso l’annuale commemorazione e lo striscione che viene affisso in via Ramelli.

Al di là dei limiti e dei cortocircuiti logici dei giovanissimi estensori del messaggio (magari coetanei di Sergio Ramelli!), a preoccupare è l’ambito in cui è apparso il cartellone, una scuola!

E cosa insegnano allora in quella scuola?

Insegnano anche che il dramma di Ramelli nacque proprio all’interno dell’ambiente scolastico, (con tutto un corollario di angherie, schedature, pressioni, limitazioni) da cui si voleva ESCLUDERE Sergio, che praticamente nessuno ebbe il coraggio di “proteggere”?

Insegnano che “il valore massimo della vita e della persona” prescinde dalle idee politiche?

Insegnano anche l’esempio del coraggio di chi sa difendere le proprie idee a rischio della morte quando queste idee sono differenti da quelle di chi ti vorrebbe negare – in nome ovviamente della democrazia e della tolleranza – diritto di cittadinanza civile e agibilità politica e sociale?

Più che il gesto in sé, suscitano in noi forte preoccupazione certi seminatori di zizzania, certi apprendisti stregoni, certi inquinatori del dibattito e del confronto politico, certi cattivi maestri (dentro e fuori le scuole), che giocano irresponsabilmente con le menti e l’educazione dei più giovani.

Sarà proprio il caso che anche al Liceo “Nani-Boccioni” il fumetto dell’editrice Ferrogallico, “SERGIO RAMELLI. Quando uccidere un fascista non era reato”, se lo leggano bene.

Progetto Nazionale – Verona

Coordinamento provinciale

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