VITA SPERICOLATA DI ALBERT SPAGGIARI

Con questa recensione libraria inauguriamo una nuova sezione del nostro sito, chiamata KULTURKAMPF (come la pagina già esistente, che rimarrà comunque consultabile come archivio delle recensioni sin qui scritte).

La scelta è stata dettata dalla volontà di promuovere più direttamente e più capillarmente – attraverso la Newsletter “PER LA NOSTRA VIA” – le letture da noi proposte (richiedibili anche al circolo librario ARDENTE scrivendo all’indirizzo di posta elettronica [email protected]).

Buona lettura.

Der Kulturkämpfer – Circolo Librario ARDENTE

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Vita spericolata di Abert Spaggiari di Giorgio Ballario, Idrovolante Edizioni, 2016, pp.gg. 303 pagine, € 15

Diciamoci la verità, chi non ha mai sognato almeno una volta nella vita di fare il “colpo grosso”? Uno solo, ma decisivo, quello che ti sistema per tutta la vita, magari ci sarà chi l’ha sognato da ragazzino, qualcun’altro avrà accarezzato il pensiero un po’ più da grandicello…ma chi, tra chi sa di chi sto parlando, non ha mai immaginato di vivere la vita di Albert Spaggiari?

Ma non solo, perché Bert, (come lo chiamavano gli amici) è stata sì la mente del colpo del secolo, ma non solo questo; è stato un uomo con un altissimo senso dell’onore, maturato, durante un’infanzia problematica, fatta di prese in giro per il suo cognome troppo “italiano” nei vari collegi in cui è stato, dove le uniche cose che apprezzava erano le divise, che gli ricordavano uniformi militari e le immense biblioteche, in cui si immergeva nella lettura di libri avventurosi di cui si immaginava il protagonista, ma anche in letture di autori “maledetti” come Céline che lo hanno portato a capire molto presto quale sarebbe stato il suo modo e il suo stile di vivere la vita; tutto, ma non una vita piatta; tutto, ma non una vita comoda come la maggior parte delle persone vivono; lui è sempre stato diverso dagli altri, lui era destinato a ben altro.

Bert lo dimostra già a sedici anni, quando dopo aver letto le gesta del bandito Giuliano – ai suoi occhi rivoluzionario nazionalista che combatte per la sua piccola Patria, la Sicilia – scappa di casa, deciso ad “arruolarsi” nell’esercito di colui che anni dopo definirà talmente grande che persino Che Guevara al suo cospetto sarebbe sembrato un ragazzino…Viene però arrestato dai Carabinieri sui monti attorno a Palermo prima di poter realizzare il suo intento, ma prima di essere rispedito in Francia, in carcere, conosce due nazisti tedeschi ancora prigionieri di guerra (siamo nel 1949) e un inglese, che come lui voleva unirsi al guerrigliero siciliano: un corso a dir poco intensivo, di politica e criminalità che lo segnerà per sempre. Tornato a casa, coltiva ancora il desiderio di tornare in Sicilia, ma la notizia della morte del suo idolo gli fa propendere per un’altra strada.

A diciassette anni si arruola nell’Esercito e da parà, vivrà l’epopea francese in Indocina, partecipando a vari combattimenti; la guerra, quella eroica che immaginava però non la troverà, ne troverà invece il sangue, il fango e il sudore.

Tornato in Patria, uno come Bert non può restare insensibile alla questione più importante che negli anni sessanta i francesi si trovano a vivere e cioè la questione algerina; il dover lasciare la storica colonia, abbandonando al loro destino i pieds noir – cioè i francesi che da generazioni vivono nel paese nord africano – è per molti transalpini inconcepibile, nasce così l’OAS, una organizzazione paramilitare segreta che con una serie di attentati sia in Algeria che in Francia, vuole rivendicare il possesso della storica colonia; Bert ne entra a far parte – non sarebbe potuto essere altrimenti – e per questo verrà arrestato.

Bert ora fa il fotografo di cerimonie, ha un piccolo negozio ed è sposato, ma tutt’altro che felice, con un “curriculum” come il suo non poteva certo accontentarsi della vita che stava vivendo…Era un uomo d’azione e l’atto che lo consegnerà alla storia, ha inizio il 19 luglio del 1976, quando comincia lo scasso alla filiale della Société Générale (banca fondata dalla famiglia Rothschild…) di Nizza, che pubblicizzava la sua sicurezza paragonandola a quella di Fort Knox.

In realtà tutto era iniziato mesi prima: appostamenti, sopralluoghi, verifiche dei sistemi di protezione, tra cui l’espediente di affittare una cassetta di sicurezza dove mettere una sveglia regolata per suonare a mezzanotte per capire se l’allarme all’interno della camera blindata fosse sismico o meno.

Ovviamente un colpo del genere non poteva essere affrontato in solitaria, chiede così, e ottiene, l’appoggio della “rinomata” malavita marsigliese, ma intelligentemente non si affida totalmente a loro, all’azione parteciperanno infatti alcuni Camerati di cui si fida ciecamente, tra i quali un Falangista spagnolo e un parà mercenario italiano.

Lo scasso prevede l’avvicinamento alla banca attraverso le fogne di Nizza e successivamente la perforazione della parete blindata della camera che contiene le cassette di sicurezza; circa un mese e mezzo di lavoro tra liquami nauseabondi e ratti, che li condurrà all’obbiettivo finale che alla fine varrà il controvalore attuale di circa trenta milioni di euro, aprendo solo 371 cassette di sicurezza su oltre 4000!

Quando la polizia (chiamata dai dipendenti della banca che non riescono ad entrare nella camera blindata) entrerà il mattino dopo sul luogo del delitto, troverà un bivacco di quasi due giorni, lasciato da più persone, cibo, vino e mozziconi di sigaretta…e una frase, scritta da Bert, che lo accompagnerà per tutta la vita entrando nella storia: “sans haine, sans violence et sans arme” ossia, senza odio, senza violenza, senza armi.

Dopo una breve latitanza, una soffiata farà arrestare alcuni complici che faranno subito il suo nome. Catturato dalla polizia che fino ad allora brancolava nel buio, diventerà una star mediatica; la maggioranza dell’opinione pubblica simpatizza per lui, che incarna perfettamente il Robin Hood moderno, avventuriero spavaldo e ironico, simpatico guascone. Fin da subito traspare il fatto che lo scasso non lo ha fatto tanto per il denaro, ma per il gusto di farlo, per compiere un’impresa che sembrava impossibile; lui lo giustifica anche dicendo che l’intenzione era quella di aiutare i Camerati italiani (e non solo) latitanti.

Bert non si trova certo a suo agio tra le mura della prigione e pensa presto come uscirne; l’occasione si presenta durante uno dei numerosi interrogatori nell’ufficio del magistrato che segue il suo caso: come in un film d’azione, salta dalla finestra dell’ufficio dove si stava svolgendo l’interrogatorio, dopo un balzo di alcuni metri “atterra” rocambolescamente sul tetto di un auto in sosta (danneggiandola, ma facendo successivamente recapitare un assegno al proprietario per la riparazione) e fugge a bordo di una moto guidata da un complice che lo stava aspettando, voltandosi a salutare col suo sorriso beffardo.

La lunga latitanza si svolgerà in varie parti del mondo, ma prevalentemente in Brasile; qui tra un cocktail ad Ipanema ed una cena a Copacabana metterà sempre sotto scacco la giustizia francese con travestimenti e documenti falsi; si godrà la vita tra belle donne e bei vestiti, anche se del bottino beneficerà solo in minima parte.

Così quando i soldi cominceranno a scarseggiare e con loro comincerà ad andarsene la salute, si ritirerà in Italia, più precisamente in una baita di un paesino vicino a Feltre, dove con la sua nuova compagna passerà le giornate in maniera semplice, con la mente sempre rivolta però ad una nuova avventura, ad un nuovo colpo.

La lunga malattia lo porterà alla morte a soli 57 anni intensissimamente vissuti, ma come nel suo stile anche la fine non gli impedirà di compiere l’ultimo sfrontato atto di sfida della sua vita, l’ultimo schiaffo alla giustizia francese che nel frattempo più per ripicca che per il reato compiuto, lo condannerà all’ergastolo…ma per scoprirlo dovrete leggere questo bellissimo e suggestivo libro – edito dalla giovane  ma promettentissima editrice Idrovolante – dedicato ad uomo davvero fuori dall’ordinario!

Sergente Cypress

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