ATTACCO ALLA CASSAFORTE ITALIA

In merito alla recente votazione del Decreto cosiddetto «salva banche» l’impressione è che si continui a “ciurlare nel manico” di fronte allo strapotere del sistema bancario. Le fazioni politiche, suddivise tra pro e contro, sembrano più interessate a calcoli d’altro tipo, ma non certo ad andare al cuore del problema.

Progetto Nazionale, attraverso il responsabile della linea politica del movimento, prende posizione sulla questione, rimarcando, ancora una volta, quelli che sono i problemi sostanziali al di là delle cortine fumogene.

Riprendiamo qui il documento apparso sul sito nazionale.

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ATTACCO ALLA CASSAFORTE ITALIA

28 gennaio 2016

Il tanto discusso ‘decreto salva banche’ del governo Renzi rimane motivo di forti ed accese discussioni da parte degli schieramenti politici di ogni colore che, senza un minimo di approfondimento sul tema, prendono posizione pro o contro l’esecutivo come se affetti da una sindrome da stadio.

Ma andiamo per gradi; il tutto nasce in seguito alle già note vicende che hanno investito Banca Marche, Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Chieti e Cassa di Risparmio di Ferrara ed in questo contesto la posizione di condanna all’operato del governo, indipendentemente dalle gravissime e complici responsabilità di Consob e Bankitalia S.p.a., va vista non solamente alla luce delle dirette e più palesi conseguenze che hanno investito i risparmiatori truffati, bensì in merito agli interessi dei conti pubblici fortemente lesi nonostante sia stato fatto credere che, in ossequio alle normative europee, non ci sia stato un intervento dello Stato.

Innanzitutto mi pare che lo scandalo dei risparmiatori truffati non sia il primo che si verifichi negli ultimi anni; prodotti ad alto rischio spacciati come sicuri dovevano esserlo anche i famigerati bond argentini, Parmalat, Giacomelli, Cirio e compagnia, sui quali in tempi non sospetti avevamo espresso la nostra posizione; per non parlare delle azioni della maggior parte di tutte le banche italiane quotate che hanno perso gran parte del loro valore, con perdite milionarie per gli azionisti.

Come mai solo ora Governo e Bankitalia s.p.a. si accorgono che devono fare qualcosa…?

Forse perché sono i finiti i soldi per salvare gli amici degli amici con il denaro pubblico…?

Nello specifico, l’operazione ha visto la creazione di 4 nuovi istituti e di una bad bank comune in cui sono confluiti i crediti deteriorati di tutti i vecchi istituti che verranno poi messi in liquidazione.

L’operazione ammonta a circa 4 miliardi di euro sostenuti dal Fondo di Risoluzione (alimentato da altre banche) e, una volta risanate, le banche verranno vendute e il ricavato rigirato al Fondo.

E fino qui non vengono utilizzati soldi pubblici, ma solamente di istituti privati, le banche, che sicuramente non si prestano all’operazione per scopi filantropici ma allettati da prospettive di guadagno.

Quello che a molti sfugge è che se i fondi derivanti dalla vendita non saranno sufficienti, il rimanente dovrà integrarlo la Cassa Depositi e Prestiti il cui socio di maggioranza, con oltre l’80% , risulta il Ministero del Tesoro; quindi soldi pubblici.

Inoltre, le 3 banche che hanno anticipato la liquidità al Fondo di risoluzione, Banca Intesa, Unicredit ed Ubi Banca, porteranno in perdita 4 miliardi, generando così per l’erario un minor gettito, oltre a beneficiare del taglio Ires; quindi ammanco nelle casse pubbliche.

E questo Renzi e Padoan lo sanno bene!

Il governo Renzi ha creato una sorta di prelievo forzoso mascherato, spacciato a costo zero in ottemperanza appunto alle normative comunitarie, ma dannoso per i conti pubblici con un onere di oltre 2 miliardi derivanti dalla voce IRES e ‘sconti fiscali sulle perdite’ di cui beneficeranno le tre ‘banche filantrope’.

Lo stesso giochino, una volta collaudato, potrà essere ripetuto per Popolare di Vicenza, Veneto Banca e, in proporzioni maggiori, per Mps, in quanto non dimentichiamoci che siamo in piena politica di incorporazione e controllo degli istituti di credito.

Come sempre, dietro il danno ci sta anche la beffa; nel marasma generale più di qualche solone da salotto, a partire dal ministro Padoan asserisce che gli italiani sono ‘privi di cultura finanziaria’ e, di conseguenza, i risparmiatori rimarrebbero truffati anche per la loro ignoranza in materia o per scarsa informazione.

Ma come possiamo pretendere che l’informazione sia trasparente, onesta e rivolta agli interessi dei risparmiatori quando la maggioranza dei giornali e delle televisioni sono di proprietà di gruppi bancari o sotto stretto controllo bancario?

Nel frattempo, in seguito all’intesa raggiunta a Bruxelles sui meccanismi di garanzia per la gestione dei crediti deteriorati, il ministro Padoan continua imperterrito a sostenere che non ci sarà ‘nessun onere per lo Stato’.

Innanzitutto anche in questo caso il governo dovrebbe sottolineare che le perdite delle banche, le sofferenze, gli incagli, sono state determinate da prestiti elevati; non si tratta quindi di prestiti forniti a famiglie o a piccole imprese ed artigiani, ma a favore di grandi gruppi e, spesso e volentieri, crediti facili agli amici degli amici che hanno riempito i bilanci di sofferenze, come nel caso della Banca Etruria che ha portato alla luce i rapporti con la famiglia Boschi ed i finanziamenti alla Leopolda.

C’è chi parla di 200 miliardi, chi di oltre 300, ma i crediti deteriorati sono molti di più di quelli dichiarati a bilancio, perché quasi tutte le banche hanno molte sofferenze sommerse, cioè che non dichiarano perché non hanno i soldi per fare i relativi accantonamenti così come richiesto dagli accordi di Basilea 3.

Il vero obiettivo rimangono i risparmi italiani, un boccone appetitoso per il grande capitale finanziario che mira ad oltre gli 8000 miliardi stimati tra beni mobili ed immobili detenuti dagli italiani.

E Renzi & C. se vogliono garantirsi la propria continuità politica hanno necessità di assecondare questi disegni.

In caso contrario, come in Grecia, arriveranno i commissari della Troika e con loro nuove tasse di emergenza per finanziare la bad bank, un bail-in generalizzato, magari una legge che ipotechi forzatamente i beni immobili degli italiani a garanzia di qualche prestito di salvataggio da parte del Fmi…

Manuel Negri

Responsabile linea politica-  Progetto Nazionale

AURITI

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