Emergenza Profughi – Lettera Aperta 19/05/2011

Apprendiamo dagli organi d’informazione locali che per i 20 profughi destinati dalla Regione a Verona e ospitati nel dormitorio comunale in Corte Marini, è emergenza. Mancano le risorse economiche a sostegno della loro accoglienza (pare si siano perse le tracce dei 40€ stanziati dal governo per ciascun immigrato). Lo denunciano La Ronda della Carità, l’Associazione Corallo e lo stesso Assessore ai Servizi Sociali, Stefano Bertacco che chiede la creazione d’un fondo di 10mila euro. Intanto si preannuncia l’arrivo di altri 250 profughi…

Al di là dell’atteso e prevedibile scaricabarile Stato-Regione-Provincia-Comune, la vicenda è emblematica ed evidenzia i paradossi provocati dall’assenza d’una politica italiana sull’immigrazione, tanto che il fenomeno sta diventando una patologia endemica. La classe politica nostrana, senza eccezioni, s’è posta di fronte all’immigrazione in maniera acritica e senza cognizione di causa. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e il conto socio-economico-culturale, salatissimo, lo pagano i cittadini, specie le fasce più deboli.
S’impone l’accoglienza dall’alto, se ne riscontra la non fattibilità sul territorio, che in termini di accoglienza ha già dato tanto, anzi, troppo!
Sono ancora fresche le dichiarazioni del governatore Luca Zaia che ha deciso di togliere i poteri commissariali sull’emergenza profughi a Roberto Tonellato (suo uomo di fiducia nonché dirigente regionale della Protezione civile), ripassando la palla a Governo e Prefetti. Ufficialmente per smarcarsi da quanti si facevano belli a danno dello stesso Zaia e disinnescare le polemiche anti-lega, in realtà perché la “bomba” rischiava di esplodergli tra le mani, con tutte le ricadute negative in termini politici.
Noi ribadiamo che a monte serve innanzitutto la consapevolezza che a determinare nelle grandi linee il problema immigratorio sono centri di potere internazionale di vario genere (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, W.T.O., Council on Foreign Relations, Bilderberg Group, Multinazionali, etc.) e che i governi si trovano quindi a tentare d’amministrare un fenomeno indotto (anche con il concorso delle emissioni televisive occidentali che creano il mito dell’Eldorado e ci fanno recepire nei Paesi di partenza dell’immigrazione come un utopico “paese dei balocchi”). Una situazione che ci sta facendo correre veloci incontro all’incubo (che per alcuni ingenui è purtroppo un sogno e per altri un obbiettivo) di un mondo multietnico, monoculturale composto da “plebi americanizzate” (come le ha definite il giornalista e scrittore Geminello Alvi).
Serve quindi:
– una cooperazione (come premessa operativa indispensabile) che passi obbligatoriamente dalla collaborazione a livelli diplomatici tra gli apparati politici dei diversi Paesi nello specifico della questione immigratoria (caso Libia docet);
– il disegno di una politica economica sana ed equilibrata con dosi protezionistiche;
– operare per consentire agli immigrati di sviluppare al contempo il loro Paese d’origine, fissando, per esempio, la gran parte dei contributi pensionistici dei lavoratori immigrati in un fondo inalienabile versato nel Paese d’origine atto all’acquisto di casa o di terra oppure ad investimenti produttivi (l’immigrazione diverrebbe così complementare e di reciproco interesse);
– avviare progetti di formazione e di lavoro in Italia per gli stranieri (a numero chiuso e per un tempo programmato) in modo tale da favorire un reinserimento vincente in patria;
– tagliare i fondi destinati alle associazioni assistenzialistiche (parliamo di centinaia di milioni d’euro l’anno, come hanno affermato la stessa Conferenza Episcopale Italiana e la Caritas), il cui operato a favore della “contaminazione culturale” (leggasi immigrazione clandestina) e i cui interessi configgono ovviamente con le politiche restrittive in materia immigratoria; i fondi in questione dovrebbero invece essere gestiti dallo Stato e dal territorio.
Di contro alle interessate mistificazioni sul tema, va ribadito che l’Italia non è il frutto di una comune invasione plurinazionale di un territorio vastissimo abitato in parte infinitesimale da qualche autoctono, anzi, come molte nazioni europee ed asiatiche, ha una concentrazione territoriale molto stretta e soprattutto vanta una storia plurimillenaria!
Va da sé che una risposta strategica al problema è impossibile nell’attuale quadro economico ipercapitalista a sistema multinazionale; slogans e fondamentalismi di varia natura non possono certo mutare gli scenari, possono invece essere date risposte spontanee, tattiche e pratiche, in un quadro di realismo e di buon senso; si possono mettere in campo politiche che vadano nella direzione del controllo dei mercati, dell’incentivazione demografica, della fermezza sull’immigrazione ma costruttive sulla cooperazione.

Luca Zampini, Andrea Miglioranzi
Circoli veronesi di Fiamma Futura
per il PROGETTO NAZIONALE

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