NELLA VERONA DI TOMMASI LE PRIORITÀ SONO PRESUNTI DIRITTI NEGATI DI LOBBIES O LA DIGNITÀ E LA LIBERTÀ DELLE DONNE VIOLATE?

Comunicato

Verona, 17 luglio2022

«Ognuno in questa città deve sentirsi a casa sua», così il neo sindaco di Verona Damiano Tommasi nel suo saluto portato alla manifestazione Verona Pride, nel pomeriggio di sabato 16 luglio.

Recentemente proprio a Verona si sono registrati due gravi episodi di cronaca, rispettivamente il 5 e l’11 luglio, il primo a Veronetta, in via Cantarane, e il secondo in B.go Roma, nel Parco San Giacomo; in entrambi i casi vittime due giovani donne, oggetto di molestie e tentativi di violenza sessuale, ed in entrambi i casi protagonisti del fortunatamente mancato stupro due stranieri, un pregiudicato di 42 anni di origini marocchine e un romeno di 23 anni senza fissa dimora.

Chiaro è che di delinquenti stupratori ce ne sono anche di italiani, non meno delinquenti degli stranieri ovviamente, ma non si capisce che bisogno ci sia di questi “arricchimenti” in ambito delinquenziale, anche perché le percentuali dell’incidenza criminale degli immigrati in proporzione al numero della presenza degli stessi in Italia, lasciano pochi dubbi sulla gravità del problema. Viene qui in mente una delle perle di saggezza dell’On. Laura Boldrini: «I migranti oggi sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi»…

Ma bando alle “dotte” citazioni.

Quello che ci chiediamo, e che chiediamo al Sindaco Tommasi e alla trista galassia lgbtqy (e via di lettere dell’alfabeto) + femministe in servizio permanente effettivo (ma orbe d’un occhio), con cui il primo cittadino è in corrispondenza di amorosi sensi (elettorali), è questo:

nella nostra città devono sentirsi a casa loro le donne vittime di aggressioni a sfondo sessuale o gli stranieri che delinquono?

E poi.

Perché un silenzio istituzionale assordante su questi gravi episodi?

E le barricadere femministe tutte capelli tinti, “uomini” al guinzaglio e tonnellate di piercing, non si strappano le vesti per le due giovani donne sfuggite agli stupri? Niente flash mob, niente comunicati?

Empatia, emotività e sensibilità, strumentali e a comando?

Il prossimo passo della rete di sigle dell’associazionismo di sinistra sarà quello di proporre – come già fatto da alcuni gruppi di cittadini della francese Nantes – un volantino del tipo I buoni comportamenti per uscire a Verona in sicurezza, magari con tutto un elenco di comportamenti virtuosi che le donne dovrebbero tenere per non urtare la sensibilità di culture altre rispetto alla nostra?

E ancora.

È questa la svolta “storica” della nuova Verona della “difesa dei diritti”, ma solo quelli di alcune categorie?

La “Verona del cambiamento” è quella delle sfilate, educate, ricche di buon gusto, sobrie, come quella di ieri per reclamare presunti diritti negati? Quali, ci dicano?

Perché se così è, Verona proprio non ne sentiva e non ne ha alcun bisogno.

Progetto Nazionale – Verona

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