RILASCIO DEL “PERMESSO UMANITARIO TEMPORANEO”

Lettera aperta

Dal punto di vista della provocazione, la proposta fatta da Flavio Tosi a Governo e Regioni, di concedere un permesso umanitario temporaneo per la libera circolazione agli immigrati che giungono in Italia, ha una sua logica in chiave pratica e anche dal punto di vista della provocazione politica.

Sotto il profilo pratico, preso atto della realtà per cui gli immigrati puntano in buona parte ad andare altrove, lasciandoli passare senza “eccessivi filtri” si alleggerirebbe il carico oneroso sull’Italia, principalmente in termini di costi burocratici, socio-economici e di ordine pubblico. Divenendo l’Italia tappa di breve passaggio, il peso maggiore dell’ondata immigratoria si riverserebbe così sui confinanti e sui Paesi meta dell’immigrazione (soprattutto nordeuropei, Germania in primis), con la speranza che, messi di fronte all’emergenza più componenti dell’Europa (qui la provocazione), si cominci finalmente a ragionare in senso maggiormente collaborativo e si inizi magari a delineare un abbòzzo di politica comune in tema d’immigrazione.

Detto questo, e a prescindere dal paradosso che un uomo come Flavio Tosi, da sempre sostenitore della legalità e del rispetto delle norme, inciti a bypassare le regole (come in questi giorni, quando di fronte alle difficoltà sorte alla stazione di Porta Nuova, legate alla crescita costante del passaggio di immigrati sprovvisti di documenti diretti al Brennero, invita il personale insufficiente della Polizia ferroviaria a lasciarli passare riducendo al minimo indispensabile i controlli per evitare problemi di ordine pubblico), quello che non ci convince è proprio l’osservazione della realtà dell’immigrazione e la considerazione delle sue ricadute anche future.

E suddetta realtà ci mostra palesemente che questa Unione Europea non ha nulla che la tenga insieme politicamente, e non sembra voler prendere in dovuta considerazione alcun tipo di progetto politico: solo subordinazione al dato economico-finanziario e alle volontà dei vari gruppi di pressione (lobbies). La riprova la offre proprio l’agire dei singoli Stati di fronte alla questione immigratoria: ognuno gioca a fare il furbo e a “scaricare il barile” (noi in primis, perché in questo siamo maestri), cercando, tutti, di curare il proprio interesse particolare.

Sempre considerando la realtà, che ci parla di un mondo della comunicazione globalizzato grazie al fattore satellitare (tv, web, telefonia, etc.), la nostra perplessità aumenta, perché è innegabile che buona parte degli immigrati che giungono da noi sanno preventivamente cosa fare, come muoversi, chi contattare, e mostrano di avere dimestichezza con la comunicazione tecnologica: non si può quindi sottovalutare il rischio probabilissimo che, una volta fatto circolare (globalmente) il messaggio che l’Italia – già ventre mollissimo dell’Europa – facilita il passaggio degli immigrati, questo funga da fattore ulteriormente calamitante e moltiplicatore (così come è stato per la scellerata operazione “Mare Nostrum” e successive, che hanno innescato un maggior flusso di immigrati anziché operare per disincentivare gli arrivi). E per la legge dei grandi numeri, andrebbe comunque ad aumentare anche la quota minoritaria di quelli che fuori dall’Italia non ci vogliono andare.

Vi è poi da ultimo un principio di identità, arcaica ed ancestrale, che non sarà sufficientemente pratico, progressista e alla moda, ma che è imprescindibile per Progetto Nazionale: noi siamo europei d’Italia, e l’Europa è la nostra origine e il nostro destino. Siamo europei in quanto indigeni d’Europa, non in base alla Ue, alla Ce e via di burocrazie elencando. Siamo europei per sangue, cultura e storia. E non possiamo disertare questa nostra responsabilità di fronte ai nostri fratelli europei di Germania, d’Austria, di Francia, di Scandinavia, di Serbia, d’Ungheria, etc.; la nostra missione, in senso geografico, storico, spirituale, è quella di porta e allo stesso tempo di confine dell’Europa col sud del mondo: è un impegno ed un onore di massimo grado, a cui dobbiamo saper far fronte se vogliamo dirci ancora Italiani ed Europei. Qui serve l’esempio! Anche in questo c’è il senso per cui l’Italia è pilastro d’Europa, come lo sono la Grecia e la Germania per altri versi.

Per questo non possiamo accettare la logica della “Grande Sostituzione” – che è quella che stiamo affrontando oggi sul fronte immigrazione – che considera tanto il Veneto e l’Italia quanto la Baviera e la Germania o la Carinzia e l’Austria o la Catalogna e la Spagna e cosi via, come aree amministrative popolate da individui intercambiabili che oggi si possono sostituire con immigrati di svariata provenienza (considerati nella “miglior ipotesi” come consumatori/contribuenti e nella peggior ipotesi come merci), per gli interessi di pochi e il disastro di molti.

Ben vengano le ricette pratiche e percorribili dettate dalle buone esperienze amministrative, ma senza dimenticare che una Nazione (sia essa l’Italia o l’Europa) non si amministra, ma si guida politicamente con una visione organica e strategica, con una consapevolezza geopolitica e una volontà di potenza, se si vuole rimanere nella storia.

Altrimenti per un grande villaggio vacanze stile Club Med ad uso e consumo dei turisti bastano dei buoni animatori in stile Renzi.

Luca Zampini

Progetto Nazionale – Verona

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